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Ecco i recettori della "socialità" che potrebbero curare l'autismo

L’uomo è animale sociale, abituato al “branco” nel bene e nel male. Vivere in “branco” non vuol dire adeguarsi alla massa ma trovare la propria posizione originale all’interno di un panorama eterogeneo. Per questo, anche il più solitario e “orso” degli uomini, se messo in contatto con altri prima o poi socializza. Infatti, rivela un recente studio, quando si sta in compagnia il nostro cervello si modifica in direzioni sempre positive.

In particolare, ha osservato la ricerca dell’Università della California (guidata da un professore italiano, il dottor Piomelli dell’IIT di Genova), il nostro cervello reagisce allo stare in gruppo con gli stessi recettori che si attivano dopo aver fumato uno spinello, regalando al corpo benessere, calore, tanto da essere soprannominati “recettori dell’amore”. Finora i ricercatori hanno lavorato sui topi e hanno visto che la socialità attiva un processo che include la produzione di anandamide in una area del cervello chiamata nucleo accumbens, ed è da qui che si attivano i recettori in questione.

La anandamide è collegata all’ossitocina che stimola il benessere del contatto sociale. Da questo punto di partenza si ipotizzano degli studi che potranno servire moltissimo per aiutare le persone malate di autismo, una condizione che di fatto impedisce loro di avere relazioni con altri esseri umani. L’idea è che usando i farmaci attualmente utili contro i disturbi di ansia e di depressione, che diminuiscono l’anandamide, si otterrebbe più produzione di ossicitona da parte del cervello e il soggetto si sentirebbe gratificato dallo stare in gruppo, cercando dunque il contatto umano.

admin

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