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Sprechi della Sanità: sarà un computer a calcolarli

Per evitare i continui tagli alla Sanità occorre programmare con oculatezza spese, tempi e funzionalità del personale. Una cosa che non sempre si riesce a fare tra esseri umani, per la difficoltà di mettere d’accordo tutti, ognuno con la propria idea. Allora perchè non affidare il compito a un computer, suggerisce lo Healthcare Research & Pharmacoepidemiology Centre, recentemente inaugurato presso l’Università di Milano-Bicocca?

Questo che già nella definizione si proclama un organismo scientifico di riferimento per istituzioni, operatori e ricercatori che vogliono approfondire i temi dell’utilizzo, dell’appropriatezza, dell’efficacia, dell’efficienza e dell’equità degli interventi preventivi, curativi e riabilitativi” potrebbe utilizzare un computer per calcolare spese, rischi e decisioni relative al lavoro sanitario senza coinvolgimenti ideologici ed emotivi. Solo pura matematica. Parlando solo della Lombardia, ogni anno più di 300.000 persone tra i 40 e i 79 anni entrano in trattamento per la prevenzione primaria ma il 37% di loro interrompe le cure entro un anno.

Si tratta di cure importanti, quasi sempre per malattie cardiovascolari o per tumori. Se vengono interrotte non solo ne va della loro salute ma è anche uno spreco di denaro, di trattamenti costosi iniziati e lasciati a metà. E lo spreco danneggia tutto il Sistema Sanitario, non solo quello regionale. E se la Lombardia spreca circa 2,5 milioni l’anno, immaginate cosa succede nelle altre regioni, dove il copione si ripete! Ridurre le cure, significa per lo Stato risparmiare soltanto al momento… ma col tempo, se quella persona peggiora e deve sottoporsi a cure più intensive lo spreco si sentirà tutto. Con l’aiuto del computer e in particolare di questo software ideato a Milano si potranno interrogare i database dove vengono registrati tutti i dati delle prestazioni sanitarie erogate nel territorio, capire quali e quante terapie funzionano e decidere quali è il caso di portare avanti o di sconsigliare. All’iniziativa hanno aderito felicemente 16 università italiane, 7 regioni ( Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo, Sicilia e Sardegna e la Provincia autonoma di Trento) e 4 società scientifiche.

admin

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