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Cisti renali, un aiuto arriva dallo zucchero

Il rene policistico colpisce circa 12 milioni di persone in tutto il mondo, 60 mila solo in Italia: ad oggi, gli unici trattamenti sono la dialisi e il trapianto. La speranza di una nuova via arriva da un gruppo di ricercatori italiani che ha somministrato alle cellule malate una molecola di zucchero modificata che non può essere spezzata per produrre energia. Un risultato che ora spiana la strada al primo studio clinico, atteso per inizio 2016. La scoperta, pubblicata sul “Journal of the American Society of Nephrology” porta la firma dei ricercatori dell’ospedale San Raffaele di Milano, ed è stata finanziata dall’Associazione italiana rene policistico e dalla Fondazione Telethon. L’équipe, coordinata da Alessandra Boletta, responsabile dell’Unità basi molecolari delle malattie cistiche renali dell’Irccs di via Olgettina, con il contributo del ricercatore Marco Chiaravalli, ha testato l’efficacia della molecola 2-deossi-glucosio (2Dg) nella regressione o riduzione delle cisti renali.

La malattia genetica autosomica dominante, cronica e progressiva porta alla formazione nei reni di cisti che si espandono e si moltiplicano durante tutta la vita, comprimendo il tessuto sano fino a sostituirlo e causando la perdita di funzionalità dell’organo. Il trattamento somministrato dagli scienziati, continuo e a basso dosaggio, si è dimostrato efficace e ha portato a un miglioramento del peso dei reni, del loro indice di cistogeneticità e dell’aspetto istologico. Recentemente l’ospedale San Raffaele ha vinto un finanziamento ministeriale che consentirà all’Unità diretta da Boletta, e in particolare al coordinatore del progetto, Riccardo Magistroni, di partire agli inizi del 2016 con il primo studio clinico di ‘safety’ dell’utilizzo del 2Dg sui pazienti con rene policistico. Saranno coinvolti anche l’ospedale di Montichiari (Brescia) e il Policlinico di Modena.

admin

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