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Vaccino anti papillomavirus: ancora diffidenza

Il Papillomavirus Umano (o HPV) viene spesso descritto -a torto!- come un problema femminile. In realtà, questa infezione che effettivamente colpisce più le donne che gli uomini viene spesso trasmessa ai maschi tramite i rapporti sessuali non protetti, dunque riguarda tutti. E per proteggersi i mezzi ci sono. Ci sono i condom, che purtroppo vengono ignorati dagli adolescenti, e ci sono i vaccini nuovi di zecca.

I vaccini potrebbero evitare ben il 75% dei casi di tumore femminile, in particolar modo quello al collo dell’utero. Questo tumore colpisce la maggior parte delle giovani donne ed è il più diffuso dopo quello al seno, nell’universo femminile. Ma l’infezione da HPV può causare altri tipi di cancro: quello alla vagina, al pene, all’ano e alla gola (questi legati soprattutto alle abitudini sessuali di alcuni uomini). Contro lo HPV ci si vaccina da giovanissime, già a partire dai 12 anni, in modo che la protezione venga globalizzata e cresca insieme al fisico della ragazza. Deve per forza avvenire a quell’età, prima che inizi l’attività sessuale, perché dopo non avrebbe alcuna efficacia.
Ma i genitori non hanno ancora fiducia in questo utilissimo mezzo. Solo 7 bambine su 10 in Italia sono state vaccinate contro lo HPV. E dire che il vaccino è distribuito gratuitamente, soprattutto alle minorenni. La regione più virtuosa è la Sardegna, dove l’86% delle donne sono vaccinate. Seguono Toscana (83,8), Puglia (83,1) e Basilicata (82,4). Diffidenti al massimo invece Sicilia, Campania e provincia di Bolzano. Ma nell’insieme, tutto il nostro Paese non ha mai raggiunto quel tanto auspicato 95% di copertura delle vaccinazioni che dovrebbe essere la media per la sicurezza assoluta. Al punto che le associazioni di categoria, capitanate dalla Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), hanno deciso di dare il via alla campagna di sensibilizzazione nazionale che dovrebbe partire proprio a gennaio 2016, insieme a un convegno per discutere del problema.

admin

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