Home » Benessere » Morte sospetta a Firenze: forse una sperimentazione non autorizzata?

Morte sospetta a Firenze: forse una sperimentazione non autorizzata?

C’è un uomo, a Firenze, che chiede giustizia su un sospetto veramente grave. A suo dire, la giovane moglie di appena 36 anni sarebbe morta per una reazione pesante a un farmaco che le era stato dato in sperimentazione, dunque non avendo ancora certezza della sua efficacia. Ma né lui né la moglie erano stati avvertiti di questa sperimentazione in atto. Non gli è stato dato modo di decidere se provare o meno una terapia nuova e sconosciuta.

Una battaglia lunghissima, dato che il fatto risale a 24 anni fa. La donna, malata di leucemia, morì all’ospedale “Careggi” del capoluogo toscano dopo essere stata sottoposta a una terapia “misteriosa” che solo dopo si scoprì essere appena in fase sperimentale. Il problema non risiede tanto nella sperimentazione quanto nel fatto che i farmaci sperimentali non sono ancora sicuri al cento per cento. Molte persone si lasciano usare come “cavie”, pur di vincere malattie difficili, ma appunto occorre un consenso perché i rischi sono altrettanti quanto i vantaggi possibili.

Dopo così tanti anni, il caso portato avanti dal marito della signora deceduta, approda alla Regione e non per caso. Il sospetto, infatti, è che la Toscana fosse all’oscuro della sperimentazione in atto nei propri ospedali e ad oggi non si sa nemmeno di quali sostanze fossero fatti quei farmaci. Una questione tra l’altro riaperta, perché le prime sentenze avevano negato ogni collegamento tra la terapia e la morte della donna, ma i familiari non si sono mai arresi. Tutto quello che vogliono sono risposte. E dunque una indagine accurata che torni indietro a quel 1988 e vada a capire chi ha effettuato quei test, perché e con quale autorizzazione. La Regione, insomma, dovrebbe costituirsi parte civile in quanto anch’essa ne ha ricevuto un danno.

admin

x

Guarda anche

Pubertà precoce e maggior rischio tumori

La pubertà potrebbe esporre ad un maggior rischio tumori. La notizia arriva da uno studio ...

Condividi con un amico