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Ricerca, dall'Italia una speranza contro il morbo della mucca pazza

Una ricerca articolata che potrebbe svelare i segreti del morbo della mucca pazza e della variante umana della patologia, ma anche quelli di altre malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson e Sla. Porta la firma del Laboratorio di Biologia dei prioni della Sissa di Trieste e dell’Istituto neurologico Besta di Milano lo studio che ha portato alla creazione, per la prima volta, di prioni sintetici in serie che si comportano come quelli biologici: i prioni sono proteine che si trovano soprattutto nel sistema nervoso, dove, nella loro normale struttura, svolgono importanti funzioni. In laboratorio sono stati assemblati prioni di topo artificiali, con un metodo per sintetizzarli in serie. “È la prima volta che si riesce a fare una cosa del genere – spiega Giuseppe Legname, coordinatore dello studio – e le conseguenze a livello di ricerca sono importanti. I prioni sintetici ci aiuteranno a comprendere con precisione i meccanismi con cui i prioni ‘naturali’ provocano patologie come la malattia di Creutzfeldt-Jakob. Lavorare con i prioni naturali infatti non è così semplice: sono complessi e molto eterogenei – precisa lo scienziato – e sono spesso un po’ complicati da usare. Avendoli costruiti noi, invece, quelli sintetici sono molto più controllabili, omogenei e strutturalmente definiti, e ciò nonostante hanno le stesse conseguenze di quelli biologici”.

Nella ricerca, Legname e colleghi hanno sintetizzato prioni di topo artificiali e hanno verificato in laboratorio il loro effetto nel provocare la malattia, che è risultato comparabile a quello dei prioni naturali. “Quando li abbiamo caratterizzati abbiamo inoltre osservato che sono molto simili a quelli della mucca pazza e della nuova variante di Creutzfeldt-Jakob, la forma umana della malattia”. Ma i risultati dello studio non serviranno solo per indagare i segreti della mucca pazza. “Questa nostra linea di ricerca naturalmente è già in evoluzione – aggiunge lo scienziato – Lavoreremo infatti anche sui prioni umani e abbiamo anche altri progetti”, evidenzia Legname riferendosi alle ipotesi, sempre più solide scientificamente, che alla base della maggior parte delle malattie neurodegenerative vi siano molecole con meccanismi simili a quelli dei prioni. “Stiamo pensando alle molecole che provocano l’Alzheimer, come la beta-amiloide, o il Parkinson, o anche la sclerosi amiotrofica laterale. Anche in questi casi avere a disposizione molecole sintetiche potrebbe essere un passo avanti importante”, conclude.

admin

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