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Cervello d'artista, sono le emozioni a stimolare la creatività

Sei un artista? Devi dire grazie alle emozioni. Secondo un recente studio, infatti, sono proprio le emozioni a influenzare la creatività. L’estro artistico, suggeriscono i ricercatori, non può essere confinato all’attivazione o disattivazione di una serie di regioni cerebrali. “Il punto è che l’emozione conta – spiega Charles Limb, autore senior dello studio condotto su alcuni pianisti jazz e pubblicato su “Scientific Reports” -. Non si tratta di una situazione in cui il cervello è in un certo modo quando siamo creativi e in un altro quando non lo siamo. Piuttosto, ci sono diversi livelli di creatività e le emozioni giocano un ruolo cruciale in queste differenze”. In passato, Limb e altri avevano utilizzato la risonanza magnetica funzionale per studiare l’improvvisazione musicale, il rap freestyle, e il rendering di caricature, notando che durante l’atto creativo veniva disattivata una regione del cervello nota come corteccia prefrontale dorsolaterale, che si occupa di pianificare e monitorare il comportamento. Questa disattivazione è così stata considerata un segnale del flusso creativo.

Il nuovo studio ha coinvolto pianisti jazz chiamati a comporre su una piccola tastiera mentre i loro cervelli venivano sottoposti a risonanza magnetica funzionale. La melodia veniva ispirata da un’immagine e gli scienziati hanno scoperto che questa disattivazione è significativamente maggiore quando i pianisti improvvisano una melodia legata a una foto positiva, per esempio una ragazza che sorride, invece che a una negativa, come quella della stessa donna stressata. D’altra parte, improvvisazioni mirate ad esprimere l’emozione dell’immagine negativa sono state associate con una maggiore attivazione delle regioni della gratificazione che rafforzano comportamenti che portano a risultati piacevoli, e una maggiore connessione di queste aree alla corteccia prefrontale dorsolaterale. “C’è una maggiore disattivazione di quest’ultima durante le improvvisazioni allegre, ma durante quelle tristi assistiamo a una maggiore attivazione delle aree cerebrali legate alla ricompensa – spiega Malinda McPherson, prima autrice dello studio e violista classica -. Questo indica che potrebbero esserci meccanismi diversi alla base delle motivazioni che spingono a creare musica allegra piuttosto che triste”.

admin

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