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Trasfusioni infette degli anni Ottanta: risarcimento milionario

La donazione di sangue, la trasfusione di sangue è salvezza di vita. E’ un metodo utile, fondamentale per evitare decessi dopo incidenti, durante operazioni chirurgiche lunghe e in caso di emorragie. Ma proprio perché così vitale, il sangue che viene usato, dopo le donazioni, deve essere controllato con scrupolosità. Non sempre questo si è fatto, in Italia, e ad andarci di mezzo sono stati 800 pazienti infettati da AIDS, epatite B e C e altre malattie del sangue.

Le denunce sono partite di recente ma riguardano trasfusioni fatte negli anni Ottanta del secolo appena trascorso. Un periodo in cui c’era molta ricchezza di donazione ma stranamente una diffusa disattenzione per i controlli. Disattenzione colpevole e paradossale, dato che proprio negli anni Ottanta si diffuse il virus dell’AIDS e il controllo sul sangue era obbligatorio. Troppa noncuranza, da parte dei nostri ambulatori, ha portato a conseguenze gravissime.

Molte vittime erano bambini emofiliaci o malati di anemia mediterranea, dunque sottoposti a trasfusioni fin da quando avevano pochi anni di vita. In loro, il sangue infetto ha causato devastazioni e morte precoce che per anni non sono stati denunciati. Oggi, però, la Corte Europea ha fatto giustizia per tutti, sebbene con 30 anni di ritardo. Risarcimenti per un totale che supera i 20 milioni di euro, che dovrà pagare lo Stato alle famiglie di queste vittime che se ne sono andate nel corso degli anni per un errore che poteva benissimo essere evitato e che avrebbe richiesto solo poche ore di analisi. La motivazione è chiarissima: il sangue “non era stato controllato e si è venuti meno ai doveri di sorveglianza”.

admin

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