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Ecco il "dito bionico"

Una ricerca in collaborazione tra Svizzera e Italia (S.Anna di Pisa) ha permesso di mettere a punto, per la prima volta, un “dito bionico” in grado di ridare il tatto a persone che lo hanno perduto per via di incidenti, incendi o altro. Un uomo amputato ha potuto sentire per la prima volta dopo anni la differenza tra una superficie liscia e una rugosa ed è stato molto emozionante, per lui e per gli scienziati. Lo studio andava avanti da molto tempo e questa è una delle prime sperimentazioni alla quale seguiranno altre, più approfondite.

Infatti, il prossimo passo sarà sperimentare l’invenzione su molte più persone e per un tempo compreso tra 9 e 12 mesi. Per adesso è solo un polpastrello che percepisce solo due sensazioni diverse, ma non è detto che entro un anno non si arrivi ad avere un dito quasi perfetto. Prima di provarlo su una persona amputata, il dispositivo -che funziona con elettrodi collegati ai nervi tramite minuscoli sensori sottopelle- era stato testato su persone sane e non amputate, vedendo che la percezione del tatto “virtuale” era efficace nel 77% dei casi. Una volta passati al soggetto amputato, il danese Dennis Aabo Sorensen, si è visto che l’uomo distingueva le superfici nel 96% dei casi.

Emozionante per lui (“Percepivo la stimolazione quasi come quella che avrei potuto sentire con la mia mano!”) e un segnale incoraggiante per i ricercatori che adesso continueranno con il lavoro. Oltre ai test sul tatto si sono eseguiti dei test cerebrali e si è visto che sia nei sani che negli amputati l’area stimolata nel cervello era la stessa, nonostante l’impulso fosse di tipo esterno, virtuale. Basta avere un nervo ancora integro per allacciare i sensori del “dito bionico” il quale comunicherà col cervello come se l’incidente e l’amputazione non fossero mai avvenute. Ora si tratta solo di perfezionare il tutto, per esempio relativamente al metodo da usare… con o senza elettrodi, sottopelle o meno.

admin

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