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“Ho ucciso due persone, sono famosa!”. Di che malattia mentale soffrono i giovani?

Ci si domanda: siamo di fronte a una malattia mentale? E se è così, quanto è contagiosa? Perché quello che ha fatto questa diciottenne americana non è molto diverso da quel che hanno fatto gli assassini di Luca Varani a Roma. Trattare la morte come se fosse un fatterello banale, essere assassini e considerarlo un passatempo come un altro. Di che malattia mentale grave soffrono i ragazzi, oggi? E noi, che li educhiamo (male)?

Brianna Longoria, 18 anni, di Lancaster (California) giovedì scorso tornava a casa con alcuni amici. L’auto la guidava lei e ha tagliato un incrocio con semaforo rosso centrando in pieno una Toyota. I due passeggeri dell’auto colpita sono morti subito, la ragazza invece è finita in ospedale… niente di grave. Non appena tornata a casa, Brianna scrive su Facebook la sua “avventura” e poi comincia a postare notizie che parlano dell’incidente commentando: “Wow! Sto su tutte le prime pagine!”. Nessuna parola di pietà o di rimorso per le due vittime, nessuna consapevolezza di aver tolto la vita a due esseri umani.

La notizia ha scatenato l’ira di moltissimi americani, ma tanti altri invece l’hanno accolta con un’alzata di spalle. Brianna inoltre non andrà in galera perché non si sa ancora con che accusa la si dovrà fermare. Non era ubriaca, né drogata, forse era distratta da qualcuno o qualcosa, ma nessuno potrà mai testimoniarlo. Brianna ha ucciso due persone e non pagherà. Forse anche per questo non sente rimorsi, forse per questo non considera il proprio crimine come un gesto grave. La vita umana non vale un’accusa, non vale una lacrima. L’importante è avere tanti “like” su Facebook.

admin

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