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“Non ho più bisogno di te”, ecco come nasce la nostalgia

nostalgia

Il dottor Alessandro Drago, dalle pagine de “La Stampa” ci spiega come funziona il meccanismo della nostalgia, quel senso di oppressione che ci prende al petto e allo stomaco e che ci fa piangere disperatamente. Il nostro organismo vive soddisfacendo bisogni… il bisogno di mangiare, di dormire, di bere, di amare, di viaggiare. Si eccita, si attiva tutto in presenza di quel bisogno, e si placa (sensazione di benessere) quando viene risolto.

Se però risolvere quel tale bisogno diventa impossibile (non puoi mangiare perché devi stare a dieta, non puoi amare perché vi siete lasciati, non puoi viaggiare perché non hai soldi, ecc.) il corpo si sente come privato di questa sfida, del cercare di risolvere un problema. Proprio qui sta la genesi del senso di nostalgia: la rimozione dello stato di bisogno. Quando vogliamo una cosa e la otteniamo, entriamo in contatto con essa e chiudiamo un cerchio logico: necessità-ricerca-ottenimento-soddisfazione. Se invece qualcosa interrompe questo circolo, si cancella automaticamente anche la necessità.

Da qui il senso di depressione, di vera e propria “mancanza”. Lo provano gli emigranti, nei confronti della terra, perché sanno che non possono tornare; lo provano gli amanti se sanno che la persona che amano non li vuole o non è più in vita. Per non sentire questo vuoto dentro, a volte la gente reagisce con violenza: non mi vuoi? ti perseguito; non posso tornare nella mia terra? la mia terra allora fa schifo. E così via. Se ci pensate bene, i tramonti sono così dolci e malinconici perché vediamo scomparire il sole, la nostra stella della vita. Anche qui, sapere che non lo rivedremo prima di altre 12 ore, ci toglie il senso di bisogno e ci lascia vuoti. Tristi. Romantici.

admin

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