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I Romani non conoscevano antidolorifici e vivevano bene lo stesso

Frutto di un ampio studio condotto su oltre 2.000 scheletri di individui vissuti nella Roma imperiale (I-III secolo DC), si è potuto risalire alla media delle malattie croniche di quel tempo e si è visto che la maggior parte di queste erano molto dolorose. La ricerca, pubblicata col titolo “Bones Orthopaedic Pathologies in Roman Imperial Age”, nasce dalla collaborazione tra SIOT e Servizio di Antropologia della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma.

Artrosi, gotta, tubercolosi ossea, tumori più o meno gravi, ma anche fratture mal saldate, incrinature…la gente dell’antica Roma conviveva con questi problemi per forza di cose. Non solo non conoscevano le cure, ma non avevano nemmeno molta conoscenza di “antidolorifici” naturali. Qualcosa veniva certamente usata per lenire le sofferenze, ma per certi dolori cronici la soluzione era una sola: ABITUARSI.
I Romani erano però abituati a molte altre cose: alle guerre (con relative ferite e infezioni), ai lavori duri, agli incidenti sul lavoro, a spostarsi a piedi. La fatica era un elemento comune del loro quotidiano e forse per questo il loro corpo era più abituato a sopportare. Molte delle cose che loro tolleravano con coraggio noi oggi non potremmo sopportarle nemmeno per un’ora. Ma noi siamo la generazione dell’Aulin, dell’OKI e dei medicinali che nel giro di un’ora ci tolgono ogni pena. Il nostro corpo, ormai disabituato, non potrebbe sopportare una storta nemmeno se fossimo soli nel deserto. I Romani invece con reumatismi, storte e fratture addosso lavoravano, camminavano, giocavano e combattevano. Una cosa ha stupido però i ricercatori: l’evidenza di alcune fratture anche molto gravi che guarivano bene. Delle due l’una, o i Romani conoscevano già qualche segreto ortopedico oppure riuscivano a saldarsi le ossa… da soli!

admin

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