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Maternità: quando l’aiuto del medico danneggia il parto

Con la campagna «Basta tacere» moltissime donne hanno portato alla ribalta della stampa le proprie esperienze drammatiche di parto. Che di per sé è già un evento pesante, al punto che si tenta sempre in qualche modo di “aiutare” la donna a velocizzare le manovre, a soffrire di meno. Ma non sempre si riesce nello scopo anzi… a volte questi trattamenti non concordati o non richiesti causano danni permanenti.

Li chiamano “parti medicalizzati”, dove l’intervento di medici e infermieri per “aiutare” in realtà va troppo oltre. Comprendono alcune manovre che le donne conoscono bene, come l’eccesso di ecografie, l’induzione al parto, i tagli alla vagina per velocizzare l’uscita del bambino, i “massaggi” sulla pancia per velocizzare la discesa e così via. E se da un lato si eccede in queste forzature, dall’altro invece NON si applicano le manovre benefiche come, ad esempio, il contatto con la madre dopo la nascita, l’attaccamento al seno immediato … Non si tratta di errori o cose sbagliate, è riconosciuto che la medicalizzazione favorisce la sicurezza del parto a buon fine, ma non deve essere applicata se non ce n’è davvero bisogno.

Anche perchè in una donna forte e sana che non ha bisogno di questi interventi forzati l’eccesso può causare danni permanenti, come l’indebolimento del pavimento pelvico e la conseguente difficoltà a contenere feci e urina, o la cattiva rimarginazione dei punti e possibili infezioni. Altri errori da evitare: non indurre il parto con ossitocina a meno di problemi medici, non gestire il travaglio con monitoraggi continui del battito e certamente non impedire alle donne di muoversi, perché anzi il movimento consente di gestire meglio il dolore e facilita l’espulsione del bambino. Parlate col vostro ginecologo affinché vigili e vi consigli su come affrontare il parto. Se non ci sono problemi o inconvenienti, non c’è alcuna ragione di sottoporsi a manovre “velocizzanti”.

admin

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