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Il ritardatario è in realtà un “malato” che può guarire?

Ci sono persone per cui i 15 o 30 minuti di ritardo sono parte integrante della vita. Non puoi fare affidamento su di loro, non puoi organizzare gite o viaggi con loro, perché se hanno appuntamento alle 18 partiranno da casa esattamente alle 18:01 … caschi il mondo! E si giustificano in mille modi: il traffico, la bambina, la distrazione, la confusione. Secondo alcuni medici americani la spiegazione è unica: SONO MALATI.

Il dottor Tim Urban, che ha coniato per primo questa definizione, li dichiara affetti da CLIPS (chronically late insane people… ovvero “persone disturbate da ritardo cronico”) e li fa rientrare in pieno tra i malati di patologie mentali, come i depressi o gli schizofrenici. Certo, molto meno gravi o pericolosi! Il dottor Urban ipotizza per loro una “condizione patologica, che interesserebbe la stessa zona dell’encefalo coinvolta nel deficit di attenzione e dell’iperattività, responsabile di disorientare il cervello riguardo alla percezione del tempo”.
Ma c’è di più. Il percorso mentale del ritardo cronico si lega strettamente a una certa mancanza di autocontrollo che rende falsata la percezione del tempo e dunque impedisce letteralmente al ritardatario cronico di “capire” le lancette dell’orologio. Le contraddizioni a questa tesi sono però tante e arrivano da più fonti. Il professor Richard E. Nisbett, della Michigan University, commenta che se il ritardo cronico fosse davvero un disturbo mentale si potrebbe definire tale qualsiasi difetto, anche il disordine o la pigrizia! Troppo comodo! Altri fanno notare che negli studi sulla depressione i ritardatari depressi (dunque malati) erano solo uno su cinque. Insomma, se i ritardatari da domani si aggrapperanno a questo articolo per farsi compatire dagli amici arrabbiati che li aspettano battendo il piedino per terra, i ricercatori (e gli amici dei ritardatari!) continueranno a considerarli in difetto fino a prove -valide!- contrarie.

admin

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