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Inghilterra fuori dall’Europa? E la scienza?

Europa sì o no? Per gli inglesi sarà il dilemma del prossimo referendum che intende liberare l’isola britannica dalle “catene” della UE oppure lasciarla al suo interno ma piena di malcontenti. La gente deciderà sull’onda dell’emozione e sul credo politico, ma gli operatori finanziari e scientifici tremano solo all’idea della vittoria di un “Fuori dall’Europa”!

C’è un aspetto a cui nessuno pensa, in tutto questo panorama: la ricerca scientifica. Con la BREXIT (uscita della Gran Bretagna dall’Unione) forse il Paese sarà perfettamente in grado di gestirsi, risolvendo autonomamente problemi relativi al PIL e al commercio, ma finirebbe quel libero movimento che finora ha aiutato moltissimo medici e ricercatori inglesi a scambiare esperienze con i colleghi del continente.
Oggi infatti gli scienziati possono muoversi liberamente tra i paesi dell’Unione, possono collaborare e richiedere finanziamenti lavorando in pochi per tutta la popolazione mondiale. Uscendo dall’Unione Europea ci saranno le stesse agevolazioni -ad esempio- per condurre una ricerca su pazienti di altri Paesi, o per trovare sostegno economico da imprese extra-Inghilterra? In attesa della data fatidica, intanto, i ricercatori inglesi si danno da fare. Tredici di loro, tutti Premi Nobel, hanno lanciato un appello tramite un’attenta lettera, pubblicata sul Telegraph, che ha messo in luce forse un aspetto che nessuno aveva avuto voglia di capire fino ad oggi. “Le affermazioni dei favorevoli alla Brexit sul fatto che il tesoro riuscirà a superare eventuali problemi sono ingenue e compiaciute” si legge “dato che i governi passati hanno permesso alla Gran Bretagna di rimanere ben al di sotto delle medie OECD e UE negli investimenti per la ricerca in proporzione al PIL. E inoltre, attualmente l’Europa spende una media del 1,9% del prodotto interno lordo in ricerca scientifica. La Gran Bretagna il 1,7% soltanto.”

admin

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