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L’osteoporosi si studia nello spazio

Ancora soddisfazioni per la ricerca italiana che oggi presenta la scoperta di Riccardo Gottardi, ricercatore dell’Università di Pittsburgh sostenuto da Fondazione Ri.MED. Ha inventato e costruito un bioreattore che permetterà agli astronauti della stazione orbitante di poter studiare in vitro gli effetti dell’osteoporosi. Uno studio importante perché in ambiente privo di gravità toglie alcuni elementi di disturbo alla malattia e fa sì che si possa notare il suo sviluppo in modo neutro.

Da marzo gli Stati Uniti hanno accolto il progetto con entusiasmo, grazie al bando CASIS-Center for the Advancement of Science In Space, che collabora con la NASA. Il ricercatore italiano così avrà i fondi per lavorare ad altre ricerche e per completare questa, con alcune “puntate” anche a bordo della International Space Station. La stazione spaziale scientifica dovrà per prima cosa sviluppare e testare tecnologie per l’esplorazione spaziale, in modo che la vita in orbita sia vissuta bene dagli astronauti; in secondo luogo dovrà acquisire dati utili per le missioni future.
Lo studio delle ossa è importante perché ci creano problemi sia a terra, con il peso della gravità, sia in orbita in assenza di gravità. In entrambi i casi l’osteoporosi è un ostacolo pesante, soprattutto per le donne. Il problema più importante, nella comprensione dei meccanismi della malattia, è capire come interagisce con i farmaci e in particolare con quelli che possano ripristinare la cartilagine e i tessuti dell’articolazione. I test in assenza di gravità serviranno anche a capire questi meccanismi e a migliorare la sperimentazione sulla Terra.

admin

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