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Revocata l’espulsione per immigrata malata di tumore

ambul 3 ospedale

Donna peruviana, residente senza permesso di soggiorno in Italia, affronta una grave malattia e deve per questo essere operata d’urgenza. L’operazione le salva la vita ma la condanna a lunghi mesi di riabilitazione, con un lento recupero delle forze. In questo lasso di tempo, il tribunale si accorge del suo status di clandestina e ne determina l’espulsione.

Provvedimento rinnegato e revocato dalla Corte di Cassazione (ordinanza n. 13252 del 27 giugno 2016) che vede come “inammissibile” questa azione su una persona debilitata. E’ il gioco eterno tra i diritti dei cittadini e quelli degli esseri umani in generale, perché è vero che un cittadino deve godere di privilegi del proprio Paese, ma una persona che sta male deve potersi curare anche in assenza di quei privilegi. Il giudice va secondo la legge del Paese che serve e dichiara la donna irregolare, dunque meritevole di espulsione. La Cassazione va oltre.

“La garanzia del diritto fondamentale alla salute è prevista per tutti, anche per uno straniero che si trovi attualmente irregolare sul territorio”, tanto è vero che i figli degli immigrati clandestini possono essere seguiti da un pediatra italiano! Ancora la Cassazione ricorda che il “diritto alla salute comprende non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza ma anche le altre prestazioni essenziali per la vita” e non possono sottostare, queste, alla legittimità di un permesso di soggiorno. La donna quindi potrà restare in Italia e proseguire le cure per il suo tumore, che forse potrebbe prevedere in futuro altre operazioni chirurgiche… magari operazioni che in Perù non potrebbe ricevere con la stessa competenza.

admin

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