Home » Benessere » Dalla Germania, un nuovo antibiotico. Umano.

Dalla Germania, un nuovo antibiotico. Umano.

Il nostro uso e abuso di antibiotici sta lentamente abituando i nemici del nostro corpo a resistere. La conseguenza è che molte malattie ormai durano a lungo e non si risolvono con le normali cure, col rischio di diventare anche letali in soggetti particolarmente deboli. La ricerca sta cercando di contrastare questo fenomeno e di cercare cure alternative e in Germania pare si sia trovata una soluzione molto interessante.

L’Università di Tubinga ha annunciato al mondo di aver sperimentato le prime mosse di un “antibiotico umano”. Come si sa, gli antibiotici sono efficaci contro i batteri ma non hanno azione sui virus. L’abitudine ad usarli anche per curare le influenze ha reso sempre meno efficace la loro azione. Ma oggi, la nuova scoperta garantirebbe non soltanto una nuova azione efficace ma anche l’effetto sorpresa dato che il farmaco si ricaverebbe dallo stesso corpo umano. Studiando il comportamento di 90 tipi di batteri che si trovano nel nostro naso, prelevati su 187 pazienti ricoverati, si è visto che chi possedeva il batterio ‘lugdunensis’ aveva meno presenza di stafilococco aureo nelle mucose.

Sono due micro organismi che si combattono in modo naturale, del tutto intolleranti l’uno verso l’altro, e nella maggior parte dei casi ‘lugdunensis’ vince contro l’aureo. Da questo batterio “eroico” i tedeschi stanno ricavando la sostanza detta “lugdunina” che sarà alla base del farmaco che potrebbe rivoluzionare il panorama degli antibiotici. Lo studio è solo all’inizio, perchè se è vero che questo batterio vince lo stafilococco è anche vero che non si conosce il suo effetto a lungo termine sugli organi umani. Siamo certi di proteggerci da alcune malattie ma possiamo essere sicuri di non ammalarci, per colpa sua, di altre? Su questo dubbio lavoreranno ancora i laboratori sperando di avere la risposta definitiva in pochi anni.

admin

x

Guarda anche

Cosa è la “depressione da facoltà di Medicina”?

Tranquilli, non è una nuova sindrome, ma un fenomeno da studiare comunque. Si tratta di ...

Condividi con un amico