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Psicologia: buoni e generosi, ma solo da anziani

Buoni e generosi? Sì, ma dopo i 50 anni! Lo rivela una ricerca dell’Università dell’Oregon, pubblicata su “Journal of Experimental Psychology: General”. Pare infatti che l’altruismo si riveli e si applichi alla vita di ogni giorno soltanto nell’ultima parte della vita, andando verso la terza età. Lo studio è stato condotto su 80 persone di ambo i sessi, dai 18 ai 67 anni.

Le motivazioni sono più che plausibili: i giovani devono sgomitare per arrivare in alto, per realizzare i sogni e ogni occasione lasciata ad altri è perduta per sempre. Man mano che ci si afferma nella vita, negli affetti e nel lavoro, si trova il tempo di pensare alle altre persone e si comincia a dedicarsi al volontariato e ai gesti di generosità. Osservando con la risonanza magnetica funzionale il cervello, tra l’altro, si è visto che negli ultracinquantenni le aree associate con il valore e il senso di ricompensa risultavano più attive quando vedevano la soddisfazione altrui. Nei giovani, invece, si attivano solo per la soddisfazione personale.

Nelle persone con più di 60 anni, l’atteggiamento alla generosità aumentava notevolmente e così va avanti fino alla morte. Ciò spiegherebbe anche perché molti “nonni” con i nipoti si comportano in modo del tutto differente che con i figli, concedendo quel che ai figli era vietato. Non c’è solo la tenerezza dell’età ma anche l’atteggiamento più aperto alla generosità e alla soddisfazione dei bisogni altrui. Gli anziani sono anche i più dediti alla beneficenza e alle attività di volontariato. Tra i “giovani” invece pare che l’altruismo sia più diffuso nelle donne, che si confermano ancora una volta le più sensibili e capaci di empatia.

admin

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