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Lotta ai falsi invalidi: “sì” agli investigatori privati

I falsi invalidi che spesso diventano cronaca in TV, molte volte, presentano certificati medici veritieri, firmati da medici onesti che, però, riguardano brevi periodi di malattia. E’ su quest’ultimo elemento che gioca la falsità di quelle persone, quando lo modificano e lo sistemano in base ai propri bisogni … trasformando una gamba rotta in una gamba paralizzata o una congiuntivite in “cecità” . Per sventare queste truffe, spesso i datori di lavoro assumono investigatori privati per seguire i dipendenti… cosa che qualcuno ha trovato lesiva della privacy, denunciandola.

Eppure ieri, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17113, ha affermato invece che “ci possono essere una serie di elementi e di circostanze aventi natura prevalentemente oggettivi volti ad ammettere che il certificato medico non può assumere alcun valore probatorio, salvo il valore dell’acclarata inesistenza del medesimo”. Ecco perché il datore di lavoro HA DIRITTO a far seguire le persone di cui sospetta un inganno, dopo aver contestato il certificato medico eventuale. I datori di lavoro quindi “possono legittimamente effettuare delle vere e proprie investigazioni rivolgendosi a delle specifiche agenzie. Se il riscontro è diverso da ciò che risulta dal certificato, la conseguenza è il licenziamento”.

Gli investigatori pagati dalle aziende o dai datori di lavoro per controllare le persone sospette devono agire secondo determinati criteri: possono fare il proprio lavoro purché “rispettino il limite del divieto di controllo sul merito delle prestazioni lavorative”. Queste infatti competono solo al datore di lavoro. Per il resto, però, l’investigatore può fornire qualsiasi materiale (anche video o audio) atto a smentire la presenza di una patologia tanto grave da tenere “l’invalido” fuori dal posto lavorativo, con i conseguenti contributi. In quel caso, né l’investigatore né il datore di lavoro potranno più essere perseguibili.

admin

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