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Psicologia: la dipendenza affettiva

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E’ un fenomeno poco conosciuto perché poco pubblicizzato. Ogni tanto viene fuori quando, in casi molto estremi, sentiamo di donne maltrattate dal marito che tuttavia non lo denunciano né lo lasciano. Esistono persone che non riescono ad affrontare la vita senza un altro, accanto, che dica loro come viverla o se stanno facendo bene. Da qui parte la dipendenza affettiva, che non è quasi mai una cosa positiva.

Gli psicologi hanno spesso individuato nelle vittime di dipendenza affettiva soggetti cresciuti da genitori iperprotettivi, che non hanno mai insegnato ai figli le responsabilità o i rischi del quotidiano. Altri sono soggetti troppo sensibili, che chiedono sempre approvazione prima di agire. Questi sono i tipi che comunemente cadono nella trappola di questo legame intenso, spesso inscindibile, che condiziona la loro vita. Persone condizionate fortemente da genitori o fratelli soffocanti, una volta nel mondo cercano un partner dominante che li faccia sentire ancora “figli”.

In questi casi, l’amore viene spesso confuso con il bisogno. Ci si attacca a qualcuno perché sia la guida, il risolutore dei problemi, e ci si illude di amarlo. Se dall’altro lato c’è un manipolatore si può arrivare ad estremi come la violenza o l’abuso, se invece il partner è una persona onesta e sana si può sentire tuttavia soffocato da questo eccesso di richieste di attenzione. Per evitare la dipendenza affettiva occorre imparare prestissimo l’autonomia, imparare a riconoscere i bisogni e a risolverli da soli, avere intorno un ambiente favorevole che permetta di mettersi alla prova, invece che di rifugiarsi verso una persona che pensi a tutto al posto nostro. Chi non riesce a farlo, crescerà con gravi problemi di socializzazione che si riflettono soprattutto nelle relazioni sentimentali.

admin

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