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Come nascono le Paraolimpiadi

Sono forse le Olimpiadi più interessanti, perché diverse, perché portate a compimento da atleti che normalmente consideriamo “disabili”. E invece loro ci dimostrano, ogni quattro anni come ogni giorno, che la loro abilità c’è, e c’è tutta, sebbene espressa in modo differente. Le Paraolimpiadi che iniziano oggi a Rio vanno seguite come e più di quelle “normali”.

Hanno una storia triste, legata alla guerra. Nel 1948, quando il mondo cercò di tornare alla normalità dopo il II conflitto mondiale, il medico britannico Ludwig Guttmann organizzò una competizione sportiva per veterani con danni alla colonna vertebrale. L’evento si ripeté quattro anni dopo con la partecipazione di atleti di altre nazioni. Nel 1958, fu l’italiano Antonio Maglio, medico e direttore del centro paraplegici dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, a proporre a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato la XVII Olimpiade. Da allora i Giochi Paraolimpici seguono sempre di qualche giorno i giochi ufficiali delle Olimpiadi, e hanno un loro valore.

Il valore principale è sicuramente quello di dimostrare al mondo che anche dopo un incidente, un ictus, una guerra si può tornare a vivere pienamente col corpo “a metà”. Ma hanno anche un grossissimo valore terapeutico, sia per chi le vive che per chi le guarda. Molte persone reduci dal coma o da altri gravi traumi hanno accelerato la guarigione, fisica o solo emotiva, grazie alla preparazione atletica per le Paraolimpiadi. Un esempio italiano è lo scrittore Alessio Tavecchio (“Una guarigione Impossibile”, “Il ragazzo che nacque due volte”) che vi prese parte ad appena sei mesi dall’incidente stradale che lo aveva mandato in coma. Nessuno credeva ad un recupero così rapido. Ma anche chi guarda questi atleti speciali mentre corrono pur essendo ciechi, o lottano di scherma pur essendo su una sedia a rotelle, o sollevano pesi e lanciano frecce … potrà trovare la forza psicologica per ricominciare a vivere nonostante le tragedie.

admin

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