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Finanziata maxi ricerca italiana contro la Sclerosi Multipla

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Un finanziamento sostanzioso -4,2 milioni di euro- per far partire una maxi ricerca medica con lo scopo di capire e trovare una cura adatta contro la Sclerosi Multipla (SM). La ricerca sarà condotta dalla Università Vita-Salute San Raffaele insieme a laboratori di un po’ tutto il mondo. Il tempo che si sono imposti i ricercatori è di quattro anni e lo scopo davvero ambizioso, ovvero quello di sconfiggere una volta per tutte la malattia.

UN TEAM INTERNAZIONALE
Grazie all’interessamento della International Progressive MS Alliance, della AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e di alcuni istituti di ricerca i soldi raccolti andranno a finanziare non soltanto le ricerche ma anche e soprattutto mezzi e luoghi in cui queste si svolgeranno. I ricercatori che parteciperanno a questo grandioso progetto vivono e lavorano in diverse parti d’Italia, alcuni anche all’estero… tra essi ricordiamo: Maria Pia Abbracchio e Ivano Eberini dell’Università di Milano, Cristina Agresti dell’Istituto Superiore di Sanità, Stefania Olla, del Consiglio Nazionale della Ricerca e Marco Salvetti dell’Università La Sapienza. La sperimentazione in vitro sarà portata avanti dai laboratori di Pomezia e la produzione di modelli oligodendrociti e neuronali saranno nelle mani dei ricercatori stranieri associati.

CONTRO UNA MALATTIA CRUDELE
La SM è una malattia crudele che non dà scampo, anche se impiega molti anni a progredire. Insorge per colpa della degenerazione della guaina mielinica e consuma il tessuto cerebrale e tutti i movimenti e le funzioni che esso comanda. Non si sa ancora che cosa scateni questo processo in alcuni soggetti e non in altri, le cause sono misteriose. Si può solo agire sulle conseguenze e per questo si punta molto sulle staminali, per riuscire a riprogrammare e a riparare i danni causati dalla degenerazione della malattia. La prima parte della sperimentazione, quindi, avverrà in vitro, in laboratorio e su modelli di neuroni che verranno appositamente studiati. Poi si passerà alla sperimentazione sugli animali e si spera che entro i quattro anni previsti si possa passare a testare sull’uomo una nuova speranza.

admin

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