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Mantegna, il pittore che “scoprì” il nanismo

Una nanetta in camera degli sposi. Una serva deforme, bassa come un tappo … non era una novità, nel medioevo e anche dopo spesso i servitori nani erano usati come compagnia o come giullari per deliziare i nobili signori. Quindi dove sta la grandezza della “donna nana” presente nell’opera LA CAMERA DEGLI SPOSI di Andrea Mantegna (prima del 1474) ? Proprio nei dettagli che presenta la donna in questione.

LA DIAGNOSI IN UNA SCENA
Il nanismo come malattia non era ancora stato scoperto, quando Mantegna dipinse questo affresco. Ma la sua attenta cura del dettaglio ha descritto perfettamente quei segni tipici che ogni persona affetta da nanismo presenta, e che 80 anni dopo quel quadro sarebbero diventati punti cardine della diagnosi. La serva nanetta presenta cinque neurofibromi (cioè dei tumori della guaina dei nervi periferici) sul viso più un neorifobroma sul dorso della mano destra, almeno cinque macchie caffè-latte sulle guance e sul mento, svariati noduli nell’iride destra e sinistra.

CLASSIFICATA NEL 1592
La malattia che Mantegna ha così ben immortalato in questo dipinto fu classificata soltanto nel 1592, da un medico bolognese di nome Ulisse Aldovrandi. Il nanismo è solo la manifestazione più evidente all’esterno di uno scompenso generale che riguarda tutto il corpo. La malattia, che oggi viene chiamata anche Neurofibromosi 1 (Nf1), è una patologia ereditaria che porta una predisposizione ad ammalarsi di tumori benigni e maligni della pelle, anche in assenza di fattori scatenanti come il sole. Per molto tempo si è pensato che fosse una malattia recente, invece grazie a Mantegna si scopre che era già presente prima del 1500 e che era abbastanza diffusa, se il personaggio della serva nana viene inserito con tanta naturalezza in una scena quotidiana. Per studiare approfonditamente questo disegno, la figura della donna nana è stata ingrandita e analizzata con particolare attenzione dalla antropologa Raffaella Bianucci, del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatrica dell’Università di Torino.

admin

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