Home » Benessere » Donna muore con i gemelli in grembo. Indagati in 12 a Catania

Donna muore con i gemelli in grembo. Indagati in 12 a Catania

Una ragazza di 30 anni, in attesa del suo primo figlio (due gemelli), viene ricoverata per una sospetta dilatazione precoce dell’utero presso uno dei più grossi -ma anche uno dei migliori- ospedali di Catania. Si tratta di un ospedale dove funzionano ottimamente tutti i reparti e dove sono state fatte ricerche mediche di alto livello, non certo una struttura qualunque. Tra l’altro una struttura mai coinvolta in scandali. Oggi però, proprio qui sono indagati in 12 tra medici e infermieri. La giovane mamma infatti è morta insieme ai gemelli che portava in grembo dopo 15 giorni di crisi e cure inutili.

Medico “obiettore”?

Il dramma nel dramma nasce dalla denuncia dei genitori della ragazza che avrebbero dichiarato che uno dei medici, chiamato quando si era già verificata la morte di uno dei feti, si sarebbe rifiutato di intervenire dicendo di essere “obiettore” e che quindi “finché in vita lui non avrebbe mai praticato un aborto”. Secondo i familiari, dopo il rifiuto di questo medico di operare, anche altri colleghi si sarebbero rifiutati lasciando -a loro dire- la donna con entrambi i gemelli morti in corpo. Da cui la grave infezione che l’avrebbe lentamente uccisa. L’avvocato della famiglia ne ha chiamati in causa 12, e anche la Procura di Catania ha voluto interrogare i presenti per capire se ci siano gli estremi per un’accusa di omicidio colposo. In fondo, all’ospedale in questione, sono tutti obiettori e mai nessuna donna è morta per un rifiuto a intervenire sull’aborto.

In realtà, gravi complicazioni

In realtà, si difende l’ospedale (che ha una lunghissima esperienza di maternità e aborti spontanei) la ragazza era arrivata in ospedale con un quadro clinico già drammatico. Uno dei bambini era già morto, l’altro era in gravi difficoltà respiratorie e sarebbe morto poco dopo. Inoltre, a causa delle gravidanze causate dal distacco dei feti era impossibile intervenire chirurgicamente perché le condizioni di estrema debolezza della paziente avrebbero causato un arresto cardiaco immediato. Ricorda il primario che presso la struttura gli aborti si sono sempre praticati, su programmazione, magari chiamando dei medici non obiettori da fuori. Ma tolto ciò, un aborto spontaneo…quindi NON voluto dalla paziente… è una condizione in cui l’obiettore PUO’ INTERVENIRE perché il feto è già morto per cause naturali. Le accuse, quindi, non sussistono.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
x

Guarda anche

Dati falsati per “finire il turno prima”: bimbo nasce con gravi danni

La Procura di Catania sta indagando, e ha già posto in stato di fermo, due ...

Condividi con un amico