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Un parassita “buono” che col tempo può fare molto danno

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Ha un nome buffo, che sembra quasi una parolaccia: Strongyloides Stercoralis ed è un parassita tutto sommato “buono”, nel senso di innocuo, sebbene fastidioso. Si tratta di un esserino microscopico che deposita le proprie larve in giro per il terreno e se, pestandole, queste si insinuano sotto la pelle dei piedi nudi possono “nidificare” lì dentro e crescere indisturbate. Se ne parla perché nell’estate appena trascorsa, in molti ospedali del Veneto si sono verificati casi di Strongiloidosi, la malattia che da queste larve deriva.

PROBLEMI GRAVI NEL LUNGO TEMPO

Di per sé, lo Strongyloides Stercoralis e le sue larve non sono pericolosi e sono anche abbastanza rari, ormai, da quando l’uso di calzature e l’importanza per l’igiene in casa ha reso i nostri ambienti pulitissimi. Ma è possibile venire in contatto con queste larve camminando scalzi in spiaggia, in campagna, su certi terreni stradali … come è avvenuto a molti turisti, appunto, in Veneto. Se i vostri piedi “ospitano” queste larvette non avrete grossi problemi di salute: certamente pruriti fastidiosissimi, qualche linea di febbre, in certi casi dolori addominali. Ma se siete soggetti a rischio, per età o debolezza, o perché già affetti da altre malattie, la presenza di questo parassita in corpo potrebbe portarvi, nel tempo, anche gravi disturbi respiratori e perfino rischio di morte.

LE NUOVE LARVE E LA RICERCA

Il problema è proprio il lungo periodo durante il quale il parassita vive dentro il nostro corpo indisturbato. Possono passare anni prima di avere i primi sintomi e certamente, all’inizio, nessuno si preoccuperà per un prurito o una febbriciattola. La poca conoscenza come la scarsità di indizi fa sì che in certi soggetti le conseguenze dell’azione della larva, ovvero la malattia Strongiloidosi, siano ignorati finché non è troppo tardi. Come se non bastasse, le larve di “nuova generazione” hanno imparato a crescere in fretta e una volta divenute adulte sono più difficili da estirpare dal corpo umano! Per questo la ricerca sta lavorando alacremente su questo parassita e sui metodi migliori per accelerare la diagnosi, oltre che sulla ricerca di cure adeguate. Attualmente la malattia si tratta con l’ivermectina (farmaco europeo non riconosciuto in Italia) e qui da noi con l’albendazolo, in attesa che si amplino i campi di ricerca e la possibilità di trovare armi più rapide ed efficaci.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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