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Nuovo farmaco italiano contro la rara Neutropenia

La NEUTROPENIA è una malattia che di per sé non è un tumore, ma potrebbe diventarlo o preparare il terreno per esso. Provoca il brusco calo di una parte di globuli bianchi chiamati granulociti neutrofili e si presenta sotto due forme diverse: congenita oppure acquisita. La più comune è forse quella acquisita, dato che questa malattia può insorgere in persone che hanno subito infezioni virali, o che hanno avuto reazioni a certi farmaci. Può insorgere anche dopo alcune sedute di chemioterapia antitumorale, e in quei casi va monitorata attentamente perché può provocare  epatite, influenza, rosolia morbillo e anche mononucleosi. In certi casi insorge a causa di infezioni batteriche (tifo, brucellosi, tbc) o in situazioni drammatiche come la malnutrizione o l’alcolismo.

Un nuovo farmaco

Per queste persone e per i rari individui in cui la malattia è congenita, oggi la speranza arriva da un nuovo farmaco in sperimentazione al “Gaslini” di Genova. Per evitare che la neutropenia sfoci in leucemia, si deve agire sui globuli bianchi. Finora questo problema (che riguarda, se congenito, una persona su un milione) veniva trattato con un farmaco da assumere ogni giorno che però condizionava fortemente la vita sociale, soprattutto dei più piccoli. Ma i ricercatori genovesi hanno scoperto che un altro farmaco, già in uso per altre malattie, se iniettato nelle persone neutropeniche agisce sul numero dei globuli bianchi con “ritardo”, ovvero nel corso di 7 giorni. Ciò significa che il farmaco si può assumere settimanalmente, in certi casi anche ogni 10 giorni! Un miglioramento netto nella qualità della vita di queste persone.

Dieci anni di ricerca

La neutropenia è una malattia che porta alla morte il 90% dei bambini che la eredita alla nascita e fa rischiare la vita alle persone che la acquisiscono per cause esterne. L’aver trovato un farmaco lento ed efficace potrebbe aiutare anche a trovare la soluzione definitiva. Il Gaslini sta lavorando a questo da ben 10 anni, e soprattutto usando solo ricercatori e attrezzature italiani, cosa che rende la ricerca due volte più importante. Il poter assumere il farmaco una volta ogni 7 o 9 giorni, per i bambini significa sicuramente più vita sociale, ma anche più relax per il loro organismo. Per chi ha la malattia acquisita, invece, è la certezza di poter continuare a combattere le infezioni o i tumori con meno preoccupazioni per  la salute.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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