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Test prima dell’intervento. Ecco come si prevedono i tumori al cervello

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Tante cose un tempo non si conoscevano, oggi invece la scienza arriva al traguardo preparata. I chirurghi hanno imparato ad “allenarsi” su video 3d ricavati dalle TAC dei pazienti prima di aprirli in modo da non perdere tempo a “cercare” il problema ma agendo subito sul punto da eliminare. Allo stesso modo, nel caso di tumori, prima di operare si verificano diverse situazioni che possano aiutare il medico a curare bene la malattia. Nel campo dei tumori infantili, ad esempio, i neurochirurghi pediatrici del “Gemelli “di Roma hanno studiato un metodo per predire l’evoluzione dei tumori al cervello nei bambini, grazie a un test da ripetere prima e dopo l’operazione.

Un test per capire il tumore

L’idea italiana è stata apprezzata e pubblicata sulla rivista scientifica «Child’s nervous system» presentata poi al congresso della Società Internazionale di Neurochirurgia Pediatrica. Basandosi sui dati raccolti tra 126 bambini affetti da tumori cerebrali di vario genere (medulloblastoma, ganglioglioma, Pnet, glioblastoma, astrocitoma pilocitico) i chirurghi italiani hanno mostrato come coniugare l’intervista pre-operatoria con la capacità di seguire lo sviluppo del tumore, o dei danni da esso lasciati, nel cervello dei pazienti. I test eseguiti prima dell’intervento aiutano il chirurgo a capire come muovere il bisturi, come evitare certe lesioni, come operare al fine di un rapido recupero, dove non sia evitabile il danno. Premesso che nei bambini i tumori cerebrali sono al secondo posto, per frequenza, dopo le leucemie si capisce l’importanza di una speciale attenzione come questa.

I risultati

Una volta applicato il test pre-operatorio e una volta eseguito l’intervento, i test successivi hanno dimostrato i cambiamenti nella gestione della malattia. Nei bambini con tumori più “lenti” i disturbi si manifestavano in modo significativo, mentre nei bimbi in cui la malattia aggrediva più velocemente l’intervento lasciava molte meno tracce. In pratica, tutto il contrario di quanto si è sempre creduto. In realtà, i tumori lenti … pur avanzando con meno sintomi … hanno più tempo per danneggiare la materia cerebrale per cui l’intervento porta poco frutto. Mentre i tumori aggressivi, se affrontati con decisione rapida, non hanno il tempo di incidere a fondo nella materia. Una volta capito questo si potrà decidere per l’intervento o per una terapia di riduzione e conservazione preventiva con una maggiore facilità e il lavoro dei chirurghi viene ulteriormente facilitato. Così come la ripresa del paziente e la sua possibilità di guarigione.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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