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Cancro: parla la “paziente zero” del professor Veronesi

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Il noto oncologo Umberto Veronesi, morto ieri all’età di 90 anni, ha lasciato un vuoto profondo in Italia e non solo nel mondo della scienza medica. Anche a livello umano, il professore ha lasciato tracce indimenticabili in tutti i suoi pazienti che, si stima, sono state decine di migliaia. Sicuramente ha operato molte donne quando il tumore al seno era ancora “male incurabile” o “condanna mortale” e ha saputo coniugare la sua esperienza medica con una umanità che dava forza ed energia alle pazienti. Lo ricorda benissimo -sulle pagine de IL GIORNO- quella che i media oggi definiscono “paziente zero” di Veronesi, la signora Rosanna D’Antona. Non perché sia stata la prima donna con tumore al seno, ma perché fu la prima a farsi operare all’istituto di Veronesi (lo IEO di Milano).

Un medico e un amico

La signora Rosanna, nel 1994, era una giovane madre e donna attiva. Scoprì di avere un tumore grazie ai controlli periodici che faceva, avendo avuto parenti con questa malattia in passato. Ma una volta scoperto non sapeva a chi rivolgersi e fu un’amica a consigliarle questo “nuovo istituto” dove sembrava curassero non solo il corpo ma anche la mente. Fiduciosa, la signora D’Antona si fece ricoverare e così conobbe Umberto Veronesi … “un medico ma anche un amico”, come lo definisce lei. Veronesi, infatti, riuscì a restituirle la grinta con una breve frase ad effetto: “Sì, è un tumore. Ma non morirai per questo”. Quelle parole erano anacronistiche in un periodo in cui la parola “morte” si collegava ancora  a doppio filo con quella “tumore”. E quella frase magica funzionò. Rosanna affrontò le cure con la sicurezza di farcela, poi guarì e da allora si è impegnata nelle campagne dell’AIRC per la prevenzione, in collaborazione con “il suo amico Veronesi”.

“Fermarsi con i pazienti”

L’umanità di questo medico geniale si vedeva ogni giorno, per i corridoi dello IEO. Come usava dire Veronesi “Se un paziente vi ferma, dedicategli il vostro tempo, anche solo qualche minuto”. Non come avviene oggi che i medici, spesso (ma non sempre!), liquidano le persone con frasi brusche, dettate dal bisogno di non lasciarsi coinvolgere troppo emotivamente. Eppure, la vicinanza della persona che ti cura dà invece molta forza a chi sta male e il professore questo lo sapeva. La signora Rosanna, che lo ricorda insieme all’associazione di cui è presidente “Europa Donna”, ci tiene anche ad elencare i frutti di questa collaborazione e di questa grinta. Oggi, in Italia, stanno aprendo sempre più centri simili allo IEO, centri cioè dove le forze mediche collaborano insieme per lo stesso obiettivo, garantendo così le cure migliori e più complete e la guarigione ormai quasi sicura a tutte le pazienti.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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