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“Elementare, Watson!”: un computer in aiuto degli studenti di medicina

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“Watson” come l’assistente di Sherlock Holmes al quale il capo doveva spiegare tutto. Ma lui, il super computer che per la prima volta sbarca in Europa (precisamente alla facoltà di Medicina di Humanitas, a Milano), è molto più geniale di quel personaggio. Lo hanno ideato i giapponesi, e lo hanno usato per la prima volta un anno fa per curare una donna di 66 anni malata di una rara leucemia acuta. L’organismo della donna non rispondeva a nessuna cura e i medici stavano per arrendersi quando, grazie alle “indagini” di Watson, in grado di consultare contemporaneamente oltre 20 milioni di dati clinici fino a trovare il farmaco che faceva al caso particolare, la donna ha avuto salva la vita. La Humanitas di Milano si è assicurata questo super computer per la propria scuola di Medicina e sarà a disposizione degli studenti di III anno.

Un computer per tutor

Al III anno si comincia a praticare seriamente la materia, si devono conoscere quante più malattie possibile e soprattutto si deve imparare a riconoscere i sintomi e a fare diagnosi. Non sempre i giovani medici possono praticare sul campo, date le difficoltà anche degli stessi atenei, ma è proprio la pratica che forma un buon medico. Grazie a Watson, adesso, potranno studiare e confrontare cartelle mediche (certamente in forma anonima), referti, immagini, test di laboratorio ed esami diagnostici, e anche ricerche di altri medici svolte in passato. Il computer aiuterà i ragazzi a delineare la diagnosi e all’inizio potrà anche correggerli e recuperare gli errori, per poi diventare solo un “tutor” che li sorveglia e li segue discretamente durante le lezioni.  Il vantaggio è che questo avverrà in un unico ambiente, quindi senza spostamenti, turni e altri problemi che oggigiorno nelle università costano tempo e denaro, fermo restando che prima o dopo i ragazzi dovranno visitare comunque dei VERI pazienti.

Per diventare bravi dottori

Il computer Watson, che porta il nome di Thomas John Watson (un manager informatico che tra le due guerre portò la propria azienda a diventare una potenza economica!) supporterà gli studenti nella ricerca, nello studio e nella soluzione di problematiche mediche normali o complesse, fino ad affrontare sfide su malattie rare e disturbi difficili da capire. Insomma, un po’ come “dottor House” però elettronico e con un cervello di software! La novità che interessa il mondo medico europeo non è soltanto l’utilizzo di Watson in Italia ma il suo specifico scopo come “formatore” di giovani medici. Infatti, finora, il computer era stato usato per aiutare professionisti a risolvere enigmi di grandi dimensioni, non per allenare gli studenti. Ma questo allenamento, credono alla Humanitas, dovrebbe contribuire a preparare medici che un domani potrebbero anche risolvere i casi … senza l’aiuto di Watson!

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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