Home » Benessere » Ecco come creiamo la “sfortuna” del venerdì 17

Ecco come creiamo la “sfortuna” del venerdì 17

Nate anticamente come mezzo istruttivo e metodo di avvertimento contro i pericoli, le superstizioni oggi dovrebbero essere del tutto sparite. Insomma, un venerdì 17 come quello di oggi dovrebbe essere un giorno come un altro, non un’ansia che spinge a cercare oroscopi e rassicurazioni. Perché la sfortuna, la “sfiga” come si chiama oggi, è tutta un fattore psicologico e come tale può essere controllata e risolta. Metà dei guai che ci capitano in queste giornate particolari ce li causiamo da soli, per via della tensione di cui siamo caricati.

C’era una volta il gatto nero

Non si passa sotto la scala per evitare di farci male se dovesse cadere, non si rompe la bottiglia d’olio perché si sprecherebbe un alimento prezioso, l’ombrello in casa non si apriva per evitare che la sua tela (delicatissima anticamente) si rompesse urtando qualche spigolo, e il povero gatto nero non era posseduto dal demonio ma semplicemente, al tempo in cui si andava a cavallo, il suo passaggio  per strada, magari di notte, poteva far imbizzarrire il cavallo. In poche parole, si trattava solo di saggi consigli che però -nel tempo- sono stati travisati e trasformati in “moniti di malasorte”. In realtà la “malasorte” ce la tiriamo addosso da soli proprio perché…. ci crediamo.

Questione di nervi

Fateci caso: se siete nervosi ad un esame e continuate a ripetervi “non so niente” è facile che una volta seduti davanti al professore dimentichiate tutto. Se prima di iniziare un lavoro vi dite “non ce la posso fare”magari fallirete. L’insicurezza instaura un processo psicologico che porta ansie e nervosismo, e questi ci rendono poco lucidi e inclini a sbagliare. Così, se ci si alza di venerdì 17 convinti che “la sfiga ci colpirà” magari ci muoveremo rapidamente o goffamente, guardandoci attorno con paura, e questo ci renderà distratti e facili agli incidenti. Forse sarebbe meglio dimenticare il calendario e dimenticare le antiche superstizioni e vivere questo giorno come un altro. In fondo il “17” altro non era che la scritta latina VIXI (ho vissuto) anagrammata, una scritta che si usava scrivere sulle sepolture romane. Da cui l’aura macabra che ancora lo accompagna.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
x

Guarda anche

Ecco perché gridare “Ahi !!” fa bene alla salute

Due università, una a Singapore e una in Spagna, hanno di recente rispolverato la tortura… ...

Condividi con un amico