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Parkinson, una lotta lunga 200 anni

DUECENTO ANNI di guerra. Tanto è durata e dura ancora la nostra lotta contro il Parkinson, malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva diagnosticata per la prima volta nel 1817  dal medico inglese James Parkinson, appunto. La ricerca sta combattendo da tempo per capire come evitarla, come prevenirla e sebbene ancora non si sia arrivati a nessuna soluzione si sono trovati dei mezzi per alleviare e rallentare i sintomi, in chi sta già male. Ma come fare per capire quando la malattia “sta per arrivare”, quando ancora la persona è sana ma potrebbe essere a rischio? In questo sta una delle vittorie della ricerca moderna, perché oggi sappiamo quali sintomi seguire.

Tutti i sintomi sospetti

Prima di tutto si perde il senso dell’olfatto. Questo sintomo stranissimo è legato alla perdita di dopamina, uno dei messaggeri dei nostri sensi al cervello, infatti non è raro che la persona che perde l’olfatto perda anche il gusto poco dopo. Questo è già un campanello di allarme importante perché senza la dopamina muoiono i neuroni e con essi il cervello. La perdita del sonno è un altro sintomo, perché si manifesta anche 10 anni prima che la malattia arrivi. Si possono avere sintomi sospetti anche con i problemi intestinali (stitichezza e gas, con la differenza che la stitichezza da Parkinson dà senso di pesantezza anche dopo aver mangiato un’insalata!) . E ancora: cambiamenti dell’espressione del viso, dovuti al rilassamento muscolare in progressione; cambiamenti dell’umore che non si spiegano; dolore persistente al collo associato a rigidità, a crampi frequenti e a lievi deformazioni degli arti. Difficoltà di scrittura (o in tempi moderni di digitazione al cellulare) è un altro segnale da tenere sott’occhio, così come la eccessiva sudorazione: se non si era mai avuta prima potrebbe essere un problema di segnali alle ghiandole sudoripare. Anche ansia e depressione sono sintomi di possibile Parkinson, ma queste vanno indagate a fondo perché non sempre —e non da sole!—- sono indice di questa malattia.  Un altro problema in chi è a forte rischio Parkinson è la “difficoltà di pensiero”. La persona cioè pensa di dover fare un’attività ma riesce a svolgerne solo mezza perché non ricorda più come proseguire o come ha iniziato. La strada è ancora lunga, ma nel suo duecentesimo anno di esistenza il Parkinson non è più un nemico temibile. Oggi sappiamo come osservare le sue mosse e chissà che questo non ci porti alla soluzione.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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