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Ecco come scoprire il cibo avariato col cellulare

Il cibo che mangiamo è davvero sicuro? Come facciamo a saperlo? Non ci resta che fidarci, del negoziante che conosciamo da tempo, della mamma, della nonna. Ma a volte un cibo si contamina perché quasi scaduto e non ce ne siamo accorti, o perché entra in contatto con fonti inquinanti, anche se quando ce l’hanno venduto era perfetto. Se solo potessimo … E forse ora possiamo, grazie allo studio del MIT di Boston che ha messo a punto un modo per scoprire i batteri del cibo grazie a un “selfie”.

Particelle che si accendono col flash

Dai laboratori del MIT è venuto fuori infatti un metodo di indagine basato su gocce di una sostanza in grado di legarsi alle proteine batteriche. Si tratta di microsfere chiamate  “Janus droplets” che riescono a galleggiare restando in superficie sui liquidi. Restano a galla ma restano trasparenti, per cui per individuarle occorre “illuminarle”. In questo caso il “flash” di una macchina fotografica o del nostro smartphone fa al caso nostro. Basta scattare una foto al panino, al pollo, al frutto in questione dopo averlo spruzzato con queste goccioline e, una volta illuminate dalla foto, si vedrà di che colore sono. In base al colore si capirà se si sono legate o meno a dei batteri … e anche quali batteri.

Un test importante

La fotina con il cellulare, ovviamente, sarebbe solo un assaggio della vera indagine. Insomma il flash ci permetterà di capire se il cibo che abbiamo in mano è inquinato o avariato, ma per andare a fondo e analizzare che genere di inquinamento sia sarà sempre necessario l’intervento di un ricercatore e di un laboratorio. Non tutti i batteri sono nocivi, per cui se il cibo “si illumina” non è detto che sia per forza dannoso. Il nuovo metodo sarà in uso, inizialmente, più nell’industria che nel privato. Sarà usato per i controlli di massa sui prodotti alimentari che solo dopo i primi sospetti verranno sottoposti a più attente analisi.  Tra 18 mesi ne sapremo di più.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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