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Come rimuovere i tatuaggi col “laser intelligente”

“GLORIA TI AMO”, “RIVOLUZIONE SEMPRE”… a volte siamo talmente presi dalle nostre passioni e dai sentimenti da volersi esprimere in modo definitivo e permanente. E cosa è meglio di un tatuaggio per far questo? Sopportiamo con coraggio il dolore di un ago che ci incide e colora la pelle per una persona che magari poi ci tradisce, per un ideale politico che poi ci delude e allora vorremmo strapparcelo di dosso, quel disegno o quel nome. Ma non si può, perché è marchiato sulla pelle. O meglio, si può ma con il rischio di danni e lesioni e cicatrici permanenti.

Oggi si usa il laser Q-switched

Una volta, anzi… fino a ieri, per cancellare un tatuaggio si usava l’abrasione (“scartavetrarlo” nel vero senso della parola), la chirurgia o un trattamento a caldo che però lasciava il segno anche sul tessuto circostante. Oggi per fortuna qualcosa è cambiato e si utilizza il laser. Ma non un laser qualunque, il cosiddetto “Q-switched”. Questo laser funziona a una potenza più elevata ma con impulsi più brevi e ravvicinati in modo da bruciare tutto meglio ma con minor percezione da parte della persona. Bombardando i tatuaggi con questi laser, si sbriciola la singola unità di pigmento senza andare a toccare la pelle non colorata. I colori sbriciolati verranno spolverati via o riassorbiti dall’organismo.

Dipende dai colori

Non è doloroso, la persona percepisce un “fastidio” simile a piccole punture di spillo che tra l’altro vengono mitigate dal trattamento anestetico che si fa prima, a base di tecniche molto naturali (impacchi con ghiaccio) e anche dopo, col passaggio di gel o creme lenitive. In poche sedute il disegno viene eliminato totalmente senza lasciare aloni o macchie. Unico problema sono i colori. Alcuni (come i comunissimi rosso e nero) si cancellano subito. Il verde è un po’ complesso ma si toglie ancora bene. Altri pigmenti come giallo, arancione, azzurro, dorato sono invece molto difficili e rischiano di lasciare traccia nonostante la precisione del laser di ultima generazione. Dunque prima di fare un tatuaggio “per sempre” meglio essere sicuri se valga la pena soffrire (e soffrire due volte, per cancellarlo) per quella persona o idea o simbolo che sia.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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