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Ecco perché “non” si può memorizzare dormendo

Negli anni Ottanta andava molto di moda un metodo di ripasso usato soprattutto dai liceali in fase di esami, ma anche da molti universitari: registrare la lezione e riascoltarla, con le cuffie, a ripetizione mentre si dormiva. L’illusione, come ipotizzava la scienza allora, era che il cervello durante il sonno profondo fosse più aperto e in grado di assimilare per cui al risveglio la persona avrebbe memorizzato la lezione senza mai toccare un libro. Se per alcuni ha funzionato, per molti altri … no! E oggi sappiamo perché.

Durante il sonno l’apprendimento peggiora

In realtà, in quel periodo, si era solo agli inizi  della ricerca su quelle aree cerebrali legate all’apprendimento per cui la memorizzazione in fase di sonno profondo era uno studio ma non ancora una certezza. Oggi, invece, viene totalmente smentita. L’Università di Zurigo ha condotto test sul sonno profondo di persone di varia età e cultura, stimolandoli periodicamente durante il riposo per far loro “memorizzare” alcuni movimenti da fare con le dita. Il risultato era un peggioramento netto dell’apprendimento. Già dieci anni fa si era visto che durante l’apprendimento le onde cerebrali lente (quelle che precedono il sonno) aumentavano di ampiezza, da cui l’idea di stimolare il cervello durante il sonno credendo così che si apprendesse meglio. Ma non è andata come si pensava.

Un problema di sinapsi

In particolare, è disturbando la corteccia motoria primaria che si osserva una diminuzione nella capacità degli individui di apprendere. Ciò perché le onde lente, che pure si attivano quando studiamo, durante la notte vanno a interferire (se stimolate) con il processo di normalizzazione delle sinapsi dopo che queste sono state attive tutto il giorno. Insomma, ne disturbano “il riposo” che è poi il meccanismo con cui il cervello archivia e ricorda. Dunque, le onde “del sonno” che si attivano quando impariamo non per forza indicano che il sonno aiuta l’apprendimento … anzi, forse è al contrario. Forse indicano che ci si annoia a morte! Gli studi in questo campo però continuano perché gli scienziati sono ancora convinti che esista, da qualche parte dentro il cervello, un interruttore in grado di aprirsi durante il riposo per aiutarci a capire meglio.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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