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Perché si “tiene la mano” a chi sta male?

“Resta qui, ti prego, tienimi la mano!”, oppure “Ma che faccio due ore là? Mica devo tenerti la mano!” . Ci siamo mai chiesti come mai si usa questa espressione quando qualcuno sta male? Come mai bisogna tenere la mano a chi sta soffrendo, per un motivo qualsiasi? Cosa risolve quel gesto così semplice davanti ad un dramma a volte senza risposta? Ha cercato di spiegarcelo l’Università del Colorado (USA) con una ricerca che ha coinvolto 22 coppie di persone innamorate.

Bisogno di contatto

Si sa che chi si ama molto (innamorati, ma anche genitori e figli, o fratelli gemelli) sviluppa una sorta di sintonia totale che in certi casi permette anche di condividere gioie e dolori a distanza. Si arriva ad avere lo stesso ritmo cardiaco e a sincronizzare il respiro e perfino i pensieri! Se uno dei due soffre, soffre anche l’altro, ma se uno dei due prova a consolare il sofferente potrebbe trasmettergli anche quella calma di cui l’altro ha bisogno. In effetti, le 22 coppie sono state sottoposte a diverse prove che coinvolgevano il dolore ed è stata studiata la loro reazione nell’affrontarlo ognuno da solo, insieme al partner ma senza contatto, insieme al partner ma con contatto.

Mano nella mano è analgesico

Uno dei due doveva sopportare delle lievi, ma dolorose, scariche elettriche al braccio e farlo in una stanza da solo/a, nella stessa stanza col partner ma senza potersi toccare, oppure tenendo stretta la mano della persona amata. I risultati confermano il detto. Il contatto mano con mano, la possibilità di stringere la mano dell’altro nel momento della sofferenza, porta a uno scambio di informazioni in cui vincono quelle del “consolatore”. Il tentativo di dare calma all’altro riesce davvero a modificare ritmo cardiaco, respirazione e percezione del cervello per cui la persona sottoposta a sofferenza sente anche meno dolore. Lo stesso beneficio dona il parlare con l’amato/a. La parola distrae il cervello dal dolore e farlo con chi si ama crea un analgesico naturale.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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