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La terribile storia di Charlie, “condannato” a morire lontano da casa

“Avranno più tempo per dirgli addio”, con queste gelide parole l’ospedale e i tribunali hanno deciso che le macchine che tengono in vita il piccolo Charlie Gard saranno staccate “nei prossimi giorni” e non stamattina, come era stato annunciato. Ma non per eventuali ripensamenti, solo per far abituare i genitori al distacco. La storia che sta facendo inorridire il mondo inizia il  4 agosto 2016. Charles “Charlie” Gard nasce a Londra con una rara malformazione, la Sindrome da Deplezione del DNA mitocondriale. Ciò vuol dire che in breve tempo muscoli e organi del piccolo cederanno e sopraggiungerà la morte.

La lotta contro malattia e ospedale

Una malattia senza speranza alcuna di guarire, ma i genitori del piccolo vogliono ugualmente tenerlo in vita il più possibile. Metti che si scopra una cura, metti che avvenga un miracolo… Ma non credono ai miracoli i medici, meno che mai i severi medici britannici! Ricoverato all’ospedale pediatrico più famoso del mondo, il Great Ormond Street Hospiral, il bimbo viene attaccato alle macchine fin dai primi giorni e respira e si nutre solo grazie a queste. A marzo 2017, al peggiorare delle condizioni, i medici chiedono ai genitori di staccare le macchine e lasciar morire il bambino. Loro rifiutano e organizzano una raccolta fondi per trasferire il piccolo negli Stati Uniti. Ma le condizioni di Charlie ne impediscono il minimo spostamento. La situazione cade in un doloroso stallo.

Non possono portarlo a casa

Il bimbo non può andare a curarsi in America, ma non può nemmeno tornare a casa… nonostante la decisione di mamma e papà di accudirlo loro stessi. Ma non può essere mantenuto dall’ospedale, togliendo spazio e cure ad altri piccoli pazienti. Così comincia la guerra legale, e il tribunale alla fine dà ragione ai medici: Charlie deve morire subito! Contrariamente a quanto scritto da molti, il tribunale più elevato -la Corte Europea sui Diritti dell’Uomo- non si è detta favorevole alla morte di Charlie, ma solo “non competente in materia”. E questo perché il distacco della spina viene visto come interruzione delle sofferenze e quindi come atto di “amore” per il bambino. Ma anche i genitori lo amano e vogliono farlo vivere. Situazione in cui i diritti sono da ambo i lati e la corte non può decidere. Ci si domanda però perché non sia stato concesso a questa coppia di portare il loro piccolo a morire nel suo lettino, a casa. Perché, per legge, Charlie deve finire i suoi giorni in mezzo agli aghi e alle flebo.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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