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Ecco perché la solitudine uccide

A volte non basta avere partner, figli, nipoti, amici … ci sono quei momenti o quei lunghi periodi in cui ci si ritrova comunque soli. Per colpa di una malattia che ci ha isolati, per colpa di un disagio emotivo (depressione, obesità, difetto fisico) che ci ha fatti sentire inadeguati, per colpa di lutti o abbandoni o litigi. La solitudine è bella perché ci aiuta a vivere la vita come piace a noi, ma se portata all’eccesso, se diventa avversione sociale rischia di uccidere più del cancro. Lo rivelano studi approfonditi condotti tra gli Stati Uniti e l’Europa.

Poco contatto umano

Una delle prime cause è la mancanza di contatto umano. Ormai le nuove generazioni crescono con genitori e parenti “attaccati allo schermo” che quasi mai le abbracciano o le toccano affettuosamente, se non per metterle sedute davanti a un PC. E se questi bambini cresceranno abituati alla mancanza di fisicità, i quarantenni e gli anziani che si ritrovano in questa situazione all’improvviso la vivono malissimo sulla pelle. E’ un circolo vizioso che riguarda tutti i Paesi del mondo, dal più ricco al più povero: la carenza di affetto fisico porta alla ricerca della soddisfazione di altro tipo (alcol, cibo, droga) e quindi alla rovina del corpo. Ma c’è anche un altro effetto della solitudine. Chi vive da solo non può tener sotto controllo ogni aspetto della propria vita, non sempre ricorda appuntamenti o visite e non nota i cambiamenti del proprio corpo. E’ appurato che molti tumori sono stati scoperti dall’occhio attento di un marito, un figlio, una convivente che nota alcune anomalie addosso alla persona amata … cosa che chi vive solo non può avere.

Cercate il gruppo ovunque

Come reagire alla solitudine? Sembra la solita banalità, ma bisogna cercare un interesse esterno alla casa. Per i giovani le idee sono tante, per adulti e anziani scarseggiano. Occorre che sia la persona stessa, che vede aumentare la depressione da solitudine, ad agire. Magari seguendo la passione della propria vita (pittura, musica, teatro, sport) e cercando un gruppo in cui esprimerla. Anche i viaggi aiutano a socializzare, non per forza si deve partire in gruppo (anche se queste soluzioni esistono) , anche se si va da soli si può condividere la bellezza di un posto o di un evento con il vicino di sedile.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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