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Una casa nella Torre. Ricordando Pasolini

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Alcuni dicono che fosse il suo rifugio per scrivere, altri dicono maliziosamente che fosse il nido dentro il quale riceveva i suoi amanti uomini … ma resta il fascino e il mistero della casa di Pier Paolo Pasolini ai piedi della Torre di Chia. Di Pasolini, proprio oggi ricorre l’anniversario dell’uccisione (avvenuta il 2 novembre 1975), ma le tracce di lui sono migliaia e rimangono nelle poesie, ma soprattutto nelle sceneggiature e nella regia di alcuni fra i più bei film del cinema italiano (“Il Vangelo secondo Matteo”, “Uccellacci e uccellini”, “Decameron” per citarne alcuni dei tanti…).

La torre che diventa casa

La Torre di Chia si trova nella omonima frazione del comune di Soriano del Cimino (Viterbo) e Pasolini se ne innamorò perdutamente dal momento in cui la vide, all’inizio degli anni Sessanta. Un sogno, quello di averla e di viverla, che si realizzerà tardi, negli ultimi anni della sua vita e che il poeta ben descrive in alcuni versi: “vorrei essere scrittore di musica,/ vivere con degli strumenti/ dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare/ nel paesaggio più bello del mondo” . Riuscì finalmente a comprarla nel 1970 e una volta ottenuta la torre, essendo difficile restaurarne l’interno, decise di costruirvi accanto una piccola casetta,  dove abitò fino alla morte.

Un rifugio per due

La Torre prende il nome -come l’intero villaggio- da una guerriera longobarda leggendaria, o più storicamente parlando da un feudo del 1200. Era un antico punto di avvistamento che doveva proteggere la proprietà nobiliare, ma fu abbandonata all’inizio del Novecento e poi cadde in rovina. Pasolini la vide mentre cercava un set adatto al suo film storico “Il Vangelo secondo Matteo” e da quel momento in poi il suo obiettivo fu quello di restaurarla. Di fatto riuscì nell’intento, ma non poté utilizzarla come abitazione privata, per cui costruì la sua “capanna” ai piedi del monumento e ne fu “custode” per circa quattro anni. La casa del poeta e regista era “adatta al massimo a una coppia”, in pratica un bilocale dalle ampie vetrate che si addossavano a muri di pietra antica, con una camera da letto in stile medievale e uno studio che fungeva anche da zona giorno e di ricevimento e dove l’artista sedeva a leggere o a scrivere le sue meravigliose opere.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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