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La ricchezza o povertà di una città si osserva dalla quantità di rifiuti prodotti

Il Rapporto sui rifiuti urbani 2009 presentato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ha messo in corrispondenza la quantità di rifiuti prodotti con indicatori socio-economici, quelli che mostrano lo stato di ricchezza e non di una popolazione.

Così se passeggiando per la città osserviamo che i bidoni della spazzatura sono pieni, non dobbiamo fermiamoci a pensare al brutto spettacolo, ma che questo rappresenta il sintomo chiaro della nostra ricchezza e per questo esserne contenti.

Oggi, in Italia sulla riduzione dello 0,2% della produzione totale di rifiuti incide, infatti, soprattutto la frenata del Pil e della spesa delle famiglie che nel 2008 si è ridotta dell’1%.

Pertanto, la produzione di rifiuti si ferma a 32,5 milioni di tonnellate in totale.

Lo stop più evidente è al sud dove cala del 2,2% mentre scende dello 0,7% al centro. Il Nord registra, invece, una crescita pari all’1,5%. E anche la produzione pro-capite segna un calo a 541 chilogrammi per abitante all’anno, con la Toscana che a livello regionale detiene la produzione pro-capite più alta pari a 686 kg e la Basilicata che fa registrare il valore più basso con 386 chilogrammi a testa.

Inoltre, il rapporto 2009, mette in luce anche che la discarica si conferma la forma più diffusa di smaltimento di rifiuti urbani, nonostante sia l’opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale: nel 2008 sono finite in discarica 16 milioni di tonnellate di spazzatura, pari al 45% del totale.

Il Lazio è in assoluto la regione che smaltisce in discarica la maggior quantità di rifiuti, con 86%.

Anche se non mancano dati incoraggianti che mostrano una riduzione ‘rispetto al 2007’ del -5,5% imputabile soprattutto alla riduzione del 9% per il Sud e del 7% per il Nord, mentre nel Centro aumenta +1,5%.

Ma la Preoccupazione più grande per l’Ispra, invece, è il fatto che le così dette ecoballe (che in Campania sono arrivate a sfiorare i 6 milioni alla fine del 2008), a causa di un tempo di stoccaggio prolungato, siano da considerarsi come delle discariche.

Per quel che riguarda la raccolta differenziata il Bel Paese raggiunge nel 2009 il 30,6% sulla produzione totale: il nord arriva al 45,5% (oltre il target del 45% fissato dalla normativa), ma restano lontani sia il centro con il 22,9%, sia il sud fermo al 14,7%.

Daniela Amitrano

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