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Il “fiume rosso” che inquina la Siberia

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Come nella più spaventosa delle “piaghe d’Egitto”, un fiume della Siberia – il Daldykan- è apparso color rosso sangue a tutti gli abitanti della zona. Ma qui non c’entra Mosé con i suoi Comandamenti, c’entra l’inquinamento peggiore … che è una “piaga” anche questa, ben più grave di quelle bibliche!

Il fiume, che attraversa le antiche lande dei “gulag” e sfocia nel Mare Polare a nord, si è tinto di rosso a causa della perdita di sostanze chimiche provenienti dalle industrie della zona, in particolare dagli stabilimenti della Norilsk Nickel. Si tratterebbe di scarti della lavorazione di rame, nickel e residui di sostanze chimiche usate per raffinarli, il tutto riversato fuori per qualche falla, o per un guasto. La Norilsk Nickel, infatti, lavora nell’area ormai da decenni e non si era mai avuto un incidente tanto grave e spettacolare, prima. E’ vero però che gli stabilimenti sono vecchi e gli altiforni come le vasche sono stati costruiti all’epoca della grande Unione Sovietica.

Le foto e la denuncia sono state fatte dalla Associazione per le Minoranze Etniche del Taimyr che cura e protegge l’ambiente siberiano, in particolare quello lungo il corso del Daldykan. Il fiume di inquinamento rosso potrebbe ora danneggiare anche i corsi d’acqua vicini, come fiume Pyasina, le campagne circostanti e ovviamente il mare dove tutto sfocia. La regione non è nuova ad altri tipi di inquinamento soprattutto quello dell’aria, dovuto alle miniere. I residenti lamentano difficoltà respiratorie, un alto tasso di allergie, asma, malformazioni del sistema cardiovascolare, e qui il cancro si sviluppa due volte con più probabilità rispetto alla media della Russia.

admin

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