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MV Agusta F4Z by Zagato

Una moto, o forse meglio una scultura, che divide tra chi la adora e chi invece la vede troppo fuori dagli schemi. Di certo questo primo esperimento ha destato non poco interesse e, almeno sembra, potrebbe avere un seguito. Facciamo però un passo indietro, a circa un anno fa, al momento in cui l’idea che ha poi prodotto questa scultura su due ruote ha preso inizio. Tutto nasce da un facoltoso cliente giapponese dell’atelier Zagato, già proprietario di auto commissionate al designer italiano (si dice che siano addirittura 5 o 6), inclusa la Mostro, motorizzata con il V8 Maserati e ispirata alla 450S Coupé Costin-Zagato del 1957.

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Il cliente, che ci dicono preferisca restare anonimo, è un appassionato di moto, oltre che di auto. Da qui la sua richiesta di realizzare una one off a due ruote, andando a toccare un tema dove l’azienda milanese era sostanzialmente alla sua prima volta. Tolti alcuni timidi esperimenti infatti, mai prima d’ora si era vista una motocicletta vera e funzionante, interamente disegnata da Zagato. La prima decisione sulla strada per realizzarla era la scelta del modello da cui partire. Qui il cliente ha indicato un Brand, la cui sede è oltretutto a poche decine di chilometri. Un marchio storico quello di MV Agusta, molto interessato a personalizzazioni estreme, che negli scorsi anni ha visto nascere serie limitate come la MV Agusta LH44 Dragster RR by Lewis Hamilton (in 244 esemplari – la potete vedere in questo articolo), oppure la one-off per il rapper J-AX (qui il link) ed ancora la AGO TT, realizzata in collaborazione con Deus Ex Machina USA per celebrare il mito di Giacomo Agostini (la trovate qui descritta). La richiesta non poteva quindi cadere meglio e la Casa di Schiranna ha subito accettato di collaborare e una F4 “standard” è stata consegnata alla Zagato per iniziare a toccare con mano il progetto, oltre agli schemi tecnici in 3D, necessari per lavorare sugli ingombri e sui vincoli per il disegno delle forme esterne della F4Z.

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Durante la nostra intervista, il chief designer dell’atelier milanese, Norihiko Harada, ci ha raccontato delle diverse esigenze tra l’ambito automobilistico e quello delle due ruote. “Vestire” una motocicletta è ovviamente molto diverso e la meccanica ha un legame più diretto con le sovrastrutture, entrando come protagonista del look finale, mentre per una vettura lo influenza solo marginalmente.

Oltre a questo, il committente è ovviamente un altro “vincolo” importante, perché se chi disegna la moto ha avuto sostanzialmente carta bianca sulle sue forme, Norihiko Harada conosce bene il suo gusto personale, avendo lavorato per lui su più di un’auto in passato. Come ci dice lui stesso, si tratta di una persona che più che le mode del momento, apprezza i classici del passato. Una chiacchierata tra committente e designer ha quindidato a Norihiko gli elementi necessari per una prima definizione dei bozzetti della F4Z.

Passare da un disegno ad un prodotto reale, industrializzato anche se solo per un esemplare unico, il passo è stato tutt’altro che semplice. Ci sono voluti però solo 8 mesi per passare dall’idea alla moto finita, anche per l’esigenza e la volontà di partecipare al concorso di eleganza Chantilly Arts & Elegance dello scorso 4 settembre. Qui ha vinto un premio speciale della giuria, oltre ad essere stata condotta per l’occasione da una biker vestita con una tuta gemella a quella del committente giapponese della moto, realizzate appositamente da Dainese. Conclusa l’intervista con il suo designer, ci siamo poi trasferiti alla sede di MV a Schiranna, dove la F4Z si trovava, in attesa di essere consegnata al suo proprietario.

La avevamo vista in foto, ed era già evidente che si trattava di un oggetto di design, unico e di sicuro impatto, che piaccia o meno. Dal vivo la F4Z riesce però a sorprendere e non poco. Noi ne abbiamo apprezzato in particolar modo la cura maniacale con cui è stata realizzata. Ogni dettaglio ha una storia e spesso racchiude un aneddoto, come ci racconta Matteo Maresi, responsabile della comunicazione di MV Agusta. Proprio lui, ad esempio, si prende una parte della paternità della scelta dei tre piccoli led che costituiscono il fanale posteriore, con il centrale che fa da luce di posizione ed i due laterali per lo stop.

Se da alcuni punti di vista la F4Z mette in luce l’assenza palese di requisiti per una sua omologazione per l’uso in strada (mancano gli specchietti, gli indicatori di direzione ed ha uno scarico che definire street legal è una bestemmia), dall’altro più la osservi da vicino più appare difficile credere che sia un pezzo unico. Sembra talmente perfetta che, senza conoscerne la storia, potresti pensare che si tratti di un prodotto industriale, invece che il frutto di una lavorazione rigorosamente artigianale di un pezzo unico.

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Il capolavoro è quel grosso serbatoio che costituisce l’elemento centrale del design, intorno al quale sono poi state disegnate le linee del resto delle sovrastrutture. Il tappo con una cornice a corona perfettamente incastonata nel serbatoio, è sensazionale dal vivo, stupisce davvero il risultato finale. Somiglianze con altre moto, almeno evidenti, è difficile trovarne, anche se più d’uno ci ha segnalato qualche richiamo stilistico alla Suzuki Katana di fine anni ’70, per quel muso stretto, basso e propenso in avanti, abbinato ad un faro singolo e ad un piccolo cupolino.

Di certo se le guardate in foto qualche elemento in comune potrete forse trovarlo, ma definirla una somiglianza è molto difficile. Il suo padre e designer, Norihiko Harada, ammette candidamente che riprendendo alcune moto del passato qualcuno potrebbe trovare dei punti di contatto, ma proprio qui sta forse l’arte di un designer. La F4Z non assomiglia davvero a nessuna moto che abbiate mai visto, però ha quel gusto e quel sapore di scelte che trovano una origine lontana in alcune motociclette del passato. Oltre alle sovrastrutture, la meccanica è invece al 100% quella della F4, da cui deriva, inclusa la strumentazione.

Questa è perfettamente integrata in un quadro tutto nuovo, con la sua linea asimmetrica completata dal blocchetto di accensione, posto sul lato sinistro. L’unica parte meccanica che è stata modificata è lo scarico, sostituito da una nuova soluzione, sia per un discorso estetico, ma anche per dare la giusta voce alla F4Z. Sono infatti stati eliminati il catalizzatore ed il silenziatore, visto che non si tratta di un esemplare omologato, con un risultato a dir poco da pelle d’oca.

Nella nostra prova di accensione non siamo riusciti a rendere giustizia alla sonorità pazzesca raggiunta con questa modifica. A dirla tutta la F4Z richiederebbe un lavoro di fine tuning a livello di elettronica, vista la presenza di un air box completamente nuovo, oltre che di questo scarico artigianale, ma la moto funziona e non ha grossi problemi di erogazione già così. Questo è un grosso risultato per una one off che non ambisce a diventare una moto omologata per la libera circolazione, che poteva quindi tranquillamente essere anche un oggetto meramente statico.

Intorno alla MV Agusta F4Z abbiamo colto un entusiasmo da parte di tutti quelli che hanno lavorato intorno al progetto. Questa è stata quindi una prima esperienza, che potrebbe aprire a nuovi scenari. Lo abbiamo colto tra le parole dei nostri interlocutori, sia nella nostra visita in Zagato, ma anche dalle parti di Schiranna, dove dopo un anno tra i più complicati degli ultimi, pare che si inizi ad intravedere la fine del tunnel che ha portato a ripetuti blocchi della catena di montaggio per i noti problemi di liquidità. Con l’avvio della ristrutturazione della società, pare con l’assetto attuale, visto che le voci mai smentite di una possibile acquisizione da parte del Gruppo Polaris non sono poi scaturite in nulla di concreto, potrebbe nascere qualche idea di collaborazione tra queste due eccellenze tutte italiane, ancora ovviamente da capire in quale direzione.

Di certo però la F4Z non potrà essere replicata, visto che la proprietà del progetto è del suo committente, che dovrebbe autorizzare la realizzazione di altri esemplari. In molti saranno curiosi di conoscerne il prezzo, anche se l’esclusività di un oggetto così non ha valore, come anche il fatto di essere sostanzialmente una prima volta importante per Zagato. Nessuna delle parti lo ha voluto rendere noto, nel rispetto della volontà del suo committente, ma qualche ben informato parla di un costo di circa 250 mila euro, inclusa la F4 sulla base della quale è stata realizzata la “Z”.

Matteo Pozzi

Il lavoro "vero" è un altro, ma fare il tester di auto e moto è la mia vera passione
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