Home » Motori » Perché declina la share economy quando le cose “vanno bene”

Perché declina la share economy quando le cose “vanno bene”

BMW PK DriveNow 21.3.2011
BMW PK DriveNow 21.3.2011

In realtà sarebbe semplice arrivare al concetto. La share economy, l’economia della condivisione, entra in gioco fortemente in momenti di crisi, ovvero quando aiutarsi l’un l’altro fa risparmiare tempo e soprattutto denaro. Si usa il termine “share economy” per parlare di “lavori condivisi”, ma anche di “mezzi di trasporto condivisi” o di “turismo condiviso” (come AirBnB oppure Uber e Couchsurfing). Inevitabilmente, quando le cose in generale “vanno bene” -cioè quando l’economia recupera e si sistema- queste modalità alternative di guadagno vanno incontro a un declino. Così almeno ci dicono i dati esposti da JP Morgan Chase Institute, rielaborati da Quartz, per un rapporto a firma Farrell e Greig che rivela come “una diminuzione dei frequentatori delle piattaforme online che offrono “lavoro condiviso” negli ultimi 2 anni” sia da associare proprio al miglioramento economico.

Guadagni legati alla share economy

I lavori che si appoggiano alla share economy sono quelli come gli impieghi a chiamata o i tirocini e i labor platforms e questi negli ultimi due anni hanno perso il 52% delle utenze. Un calo del 56% invece per le capital platforms, ovvero la condivisione di un bene o di un immobile, come appunto AirBnB che ha visto iniziare il drastico calo appena un anno dopo l’avvio di molte attività. Se questi dati riguardano l’uso effettivo, quando si parla di guadagni legati a queste due realtà si ha un meno 6% da giugno 2014 ad oggi. Il calo delle utenze ha portato a un inevitabile calo degli stipendi pagati ai dipendenti (come gli autisti a chiamata) e a scioperi e problemi interni delle aziende.

E per quanto riguarda car e bike sharing?

Se il calo riguarda le utenze e il guadagno, è chiaro che colpisce duro anche chi aveva scelto questo tipo di lavori per arrotondare o per vivere. Negli Stati Uniti molte persone avevano puntato sul car sharing e sul bike sharing, ad esempio, per trarre piccoli e grandi guadagni. Mettere in affitto auto e bici, fornire guide o autisti, tutto questo stava decollando bene finché perdurava la crisi. Ma con la stabilizzazione economica, e il susseguente abbandono di questi mezzi, anche chi aveva investito in questo lavoro ha dovuto cercare qualcosa di più sicuro e remunerativo. E da noi in Italia? Il car e bike sharing, qui, è una novità assoluta e molte città -soprattutto le metropoli – si stanno adattando appena adesso. Sapere che potrebbe NON essere un buon investimento fa tremare le aziende che stavano puntando proprio sul cambiamento. Non è detto che lo stesso calo si verifichi anche da noi, dato che in Italia le condizioni lavorative sono comunque diverse, però è bene sapere che se si inizia una attività come questa si devono mettere in conto i cambiamenti economici globali e considerare i cali e gli abbandoni. D’altra parte, se le piattaforme di share economy online hanno un calo, la maggior parte di chi ne è stato membro attivo si mette in proprio come freelance (più 10,7%) segno che comunque dalla share economy si è imparato qualcosa per il futuro.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

x

Guarda anche

5-lancio-drivenow-milano_front-sala-leverano-back-gabriel_19ott2016

Drivenow: come funziona il nuovo servizio di car sharing di BMW e SIXT

Molto presto, per viaggiare rapidamente dentro Milano, sarà disponibile anche un nuovo servizio di “car ...

Condividi con un amico