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Toyota C-HR: prova su strada del SUV compatto [Prova su strada]

Toyota, azienda da sempre leader nel settore dell’ibrido, ha iniziato da qualche mese la consegna del nuovo crossover compatto Toyoya C-HR (acronimo di Coupé High Rider) ed io ho avuto la fortuna di provarlo per qualche giorno nella versione 1.8 litri Hybrid.

 

Il Toyota C-HR

Innanzitutto parto il mio articolo da ciò che colpisce maggiormente ovvero l’estetica. Il Toyota C-HR si presenta con una forma ed un’estetica innovativa per gli amici di Toyota nel senso che un look così all’avanguardia non è mai appartenuto alla casa giapponese che ha in molti casi preferito la funzionalità all’estetica più estrema. Con questa vettura dalle dimensioni pressoché azzeccate sono a mio avviso riusciti a bilanciare i due elementi tanto che non vi nascondo di essere stato oggetto di più di uno sguardo. Archi che si alternano alle linee rette, spigoli che si contrappongono alle curve formano un design che la fa sembrare in movimento anche da ferma. Il Toyota C-HR è quindi un’auto che si distingue in un settore molto competitivo come quello dei SUV compatti.

I consumi del Toyota C-HR

Il secondo elemento di spicco è sicuramente il valore dei consumi. In merito a questo tema ho sfidato un amico proponendo di fare un giro all’interno della circonvallazione interna di Milano a cavallo della pausa pranzo. Il risultato è che il sistema ibrido di derivazione Prius ci ha permesso di completare l’anello in 30 minuti di guida ad una media di 27,3 km/litro.

Su questo valore si possono fare molte considerazioni, in primis il fatto che siamo partiti con batteria parzialmente carica (60/70% nel caso della mia prova) e in secundis che la nostra prova sia stata fatta lungo un tracciato breve.

Sono considerazioni corrette, raccolte dai social, che mi permetto tuttavia di giustificare in qualche modo: abbiamo guidato in un tratto in cui vi è un utilizzo molto importante del propulsore elettrico ma abbiamo anche trovato traffico e abbiamo stabilito come regola che la velocità da tenere fosse proporzionata al flusso delle altre auto quindi abbiamo quindi guidato come chiunque altro si trovasse sulla nostra strada, solo aggiungendo un pizzico di attenzione in più ai consumi.

La giusta osservazione riguarda quindi i consumi su extraurbano, dove il sistema ibrido è meno determinante. Anche qui, pur non avendo alcuna testimonianza video, posso comunque affermare che il Toyota C-HR ha saputo dimostrare di poter mantenere consumi in linea con i valori dichiarati dalla casa ovviamente sempre a patto di avere il piede abituato ad una vettura ibrida.

Altro punto relativamente al quale mi sono state formulate diverse osservazioni riguarda la trasmissione con cambio CVT, da alcuni giudicato scomodo o eccessivamente rumoroso per via dell’effetto “scooter” che si percepisce quando si schiaccia a fondo l’acceleratore.

Ancora una volta mi devo schierare a favore di questa trasmissione che rappresenta di fatto lo stato dell’arte della tecnologia nell’ambito dei veicoli a propulsione ibrida. Il cambio CVT permette di aver minore attrito negli ingranaggi e quindi minori consumi. Il sistema è poi semplice, cosa non da poco qualora vi dovessero essere problemi oltre la generosa garanzia di 3 anni o 100.000 km. In questo senso parlo per esperienza personale visto che una semplice revisione del cambio alla mia vettura tedesca è costato quasi mille euro.

Il Toyota C-HR non è un’auto progettata per correre e per rendersene conto basta leggere i valori da 0 a 100 e la velocità massima fissata a 170 km/h: il Toyota C-HR è una vettura progettata per offrire comfort ai passeggeri, spazio a bordo, bassi livelli di emissioni e bassi consumi il tutto guidando una vettura in grado di affrontare uno sterrato leggero che sa unire però la praticità nel traffico cittadino.

Passando agli interni c’è tutto quello che mi aspetto e spicca subito la retrocamera posteriore che offre una visuale veramente efficiente grazie al display da 8 pollici. La qualità percepita è elevata grazie a materiali piacevoli al tatto di forme sagomate e quasi futuriste. Il cruise adattivo accessibile grazie ai comandi al volante funziona bene anche se l’azienda raccomanda di usarlo solo in autostrada. Lo spazio nel divano posteriore è sufficiente anche per le persone di statura leggermente sopra la media. Il bagagliaio garantisce 377 litri e forse la bocca di carico è un po’ troppo sollevata.

Il Toyota C-HR si può avere con un propulsore 1.2 litri turbo a benzina che non dispone del sistema ibrido e che può essere dotato della trazione integrale. Consiglio quest’ultima versione solo a chi ha in mente di fare pochissimi chilometri all’anno e nel contempo desidera avere la sicurezza offerta dalla trazione 4×4. In tutti gli altri casi il sistema ibrido sarà la scelta migliore.

Il listino? Aggressivo con un prezzo di attacco di euro 21.950.

Per i più tecnici: la vettura è basata sulla nuova Toyota New Global Architecture (già impiegata sulla nuova Prius) e la distribuzione dei pesi ha abbassato in maniera considerevole il baricentro il che si trasforma in rapidità nei cambi di direzione e ottimo controllo nelle sterzate. Se volete strafare può anche essere divertente.

 

Una piccola chicca per aiutarvi nell’acquisto

Una piccola osservazione che in pochi vi faranno: qualora siate in dubbio se passare al colosso giapponese o meno allora salite su di un qualsiasi taxi Toyota della vostra città e chiedete al conducente quali interventi di manutenzione abbia fatto. Nella maggioranza dei casi vi risponderà che i primi interventi sono stati fatti intorno ai 120/130 mila chilometri e mediamente avrà dovuto solo cambiare le lampadine fulminate dagli eccessivi sobbalzi della strada disconnessa.

Altra chicca? Lo sapevate che in Austria c’è un taxista che ha percorso 1.000.000 di km con una vettura Toyota ibrida senza mai sostituire nemmeno la batteria?

Pensateci, anche in un’ottica di medio periodo, perché Toyota è da sempre sinonimo di qualità costruttiva.

 

Galleria fotografica Toyota C-HR

 

admin

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