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Referendum: cosa cambia se vince il “NO”

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Iniziamo oggi a capire qualcosa di più sul referendum costituzionale che è ormai alle porte. Si vota nella giornata del 4 dicembre per approvare o respingere la cosiddetta “riforma Renzi-Boschi” approvata dal Parlamento lo scorso mese di aprile e, per obbligo di legge (dato che riguarda la Costituzione Italiana), da applicare solo dopo essere stata sottoposta al giudizio popolare. Due gli agguerriti fronti in contrapposizione, uno a favore della riforma (fronte del SI) e uno contrario alla riforma (fronte del NO) in una campagna di propaganda che ha assunto toni anche esasperati, dopo l’annuncio del premier (poi ritirato) di dimettersi in caso della vittoria del NO. Proviamo ad analizzare meglio le due poste in gioco e cominciamo proprio dal NO, che sta facendo sentire alta la propria voce sui social, in TV e nelle piazze.

Votiamo NO perché…

La riforma dichiara di voler dare «disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione», ma non tutti sono d’accordo se non sul contenuto almeno sui metodi con cui questo si vorrebbe applicare. Le parti che si oppongono e che invitano gli italiani a votare NO sono Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Sinistra Italiana (Ecologia e Libertà). Le motivazioni che spingono queste forze politiche a contrastare e rigettare la riforma sono -una su tutte- la paura che il superamento del bicameralismo con la forte diminuzione dei membri del Senato possa creare una camera completamente inutile che invece di eliminare il problema delle decisioni politiche lo accentui e lo complichi. Come se ciò non bastasse, l’iter legislativo e l’abolizione della elezione diretta dei senatori creerebbe un ulteriore distacco tra politica e popolo. C’è poi il timore che la perdita di autonomia in alcuni campi delle regioni e il ritorno a Roma di alcune decisioni importanti portino a una “deriva autoritaria” del premier. 

Se vince il NO cosa cambia

Se tutto ciò venisse respinto, se si votasse NO, non cambierebbe proprio nulla ed è su questo che puntano le opposizioni della riforma. Restando tutto così come è adesso, come è sempre stato dalla stesura della Costituzione ad oggi, si manterrebbe il bicameralismo attuale, con un Senato completo e legiferante che sebbene -riconoscono tutti- renda il sistema più lento, con lunghi tempi per l’approvazione delle leggi, funziona ormai da anni e funziona bene. Se vincesse il NO non si ridurrebbe il numero dei senatori, ma questo secondo gli oppositori della riforma non sarebbe di alcun peso alle tasche degli italiani perché sarebbe la Camera dei Deputati e non il Senato quella che pesa di più in fatto di stipendi. Resterebbe il CNEL, un organo considerato valido dagli oppositori e soprattutto resterebbe intatta la Costituzione che per definizione è “una delle più belle del mondo”, per cui non si vede la necessità di stravolgerla anche se solo in uno solo dei suoi articoli. Insomma, la forza del NO sta nel voler mantenere l’equilibrio stabile che c’è già adesso in Italia, con uno Stato che mantiene i propri poteri entro certi limiti e che delega alle regioni il controllo del proprio territorio, senza rischi di eccessi che portino in futuro a pericolo di dittature. Dunque, meglio che non cambi nulla. Piuttosto si pensi a migliorare ciò che già funziona bene perché possa raggiungere livelli ancora migliori.

(domani vedremo invece cosa cambia se si vota SI)

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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