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Referendum: cosa cambia se vince il “SI”

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Seconda puntata dedicata al referendum che si terrà il 4 dicembre per approvare o meno la  “riforma Renzi-Boschi” approvata dal Parlamento lo scorso mese di aprile.  La riforma intende dare nuove «disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione», e sta generando non poche polemiche con un fronte del “no” molto agguerrito e attivissimo su ogni tipo di mezzo di comunicazione, e un fronte del “sì” più pacato o forse più insicuro che insegue e risponde ad ogni accusa. Oggi vogliamo capire, proprio dal punto di vista del “sì”, cosa cambia con questa riforma.

Votiamo SI perché …

I sostenitori della riforma, che voteranno convintamente il loro “sì”, si trovano ovviamente tra le fila del PD, il partito del premier Renzi, ma anche tra altre forze politiche come Area Popolare, Nuovo Centrodestra, UdC, ALA, Centro Democratico, Partito Socialista e Scelta Civica.  Chi vota per questa riforma, oltre ad essere convinto della sua efficacia, è alla ricerca di un cambiamento che definisce importante e che potrebbe salvare l’Italia da un futuro statico e incerto. Le teorie sono molteplici ma quella più citata è relativa a un risparmio in termini di milioni di Euro che grazie ai cambiamenti proposti dalla riforma darebbe vantaggi non indifferenti al Paese, in un periodo difficile. Un altro dei vantaggi fortemente ribaditi dal “fronte del sì” è quello dello snellimento e velocizzazione degli iter burocratici che in Italia stanno tenendo bloccate da anni leggi importantissime.

Se vince il SI cosa cambia

Si riduce drasticamente il numero dei senatori, risparmiando migliaia di Euro in stipendi non pagati, ma si perde anche parte del potere decisionale del Senato che non dovrà , ad esempio, approvare tutti i disegni di legge lasciando alla Camera dei Deputati le approvazioni importanti e velocizzando così tutti quei lunghissimi passaggi legislativi che spesso hanno richiesto anche otto o dieci anni per far entrare in vigore una legge. In breve, si passa da un “bicameralismo paritario imperfetto” a un “bicameralismo differenziato” ma completo, a dire dei sostenitori. Il Senato, inoltre, non sarà più eletto in modo diretto dai cittadini ma i suoi membri saranno scelti dai rappresentanti eletti tra consiglieri regionali e sindaci. Altri soldi -nell’ordine di milioni- verranno risparmiati anche abolendo l’ente CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) ritenuto obsoleto e poco utile al Paese e riducendo gli stipendi di consiglieri regionali e sindaci nel momento in cui questi verranno eletti al nuovo Senato come rappresentanti territoriali. Aboliti anche i finanziamenti ai gruppi politici regionali, ulteriore risparmio economico. Infine, il ritorno di alcuni poteri allo stato centrale, a Roma, significa evitare dispersioni e divisioni in materia di Sanità, per esempio, e un minore spreco delle risorse pubbliche sul territorio. Ciò tuttavia non tocca le autonomie regionali, meno che mai gli Statuti Speciali, sebbene ne limiti in alcune parti le azioni. Votare SI significa quindi pretendere un Paese più moderno e funzionante, secondo chi sostiene la riforma. (nel prossimo articolo, tutte le modalità di voto)

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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