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Cerchi lavoro con LinkedIn? Ecco i 10 errori da non fare

Sono sempre più frequenti le storie di persone che hanno trovato lavoro su LinkedIn, il social nato proprio per mettere in contatto domanda e offerta di risorse umane. Eppure ci si sono tanti errori commessi dagli utenti nel gestire il proprio “ritratto professionale” virtuale: Ali, Agenzia per il Lavoro italiana attiva da 20 anni, svela quali sono i 10 “sgambetti” che può fare un profilo non compilato nel modo giusto, dalle foto profilo sbagliate ad un utilizzo che assomiglia troppo a quello di Facebook.

L’errore in coda alla top 10 dei dieci più commessi su LinkedIn è il non inserire i giusti dettagli nella sezione delle informazioni, come il settore di appartenenza, funzione aziendale, localizzazione geografica, tra i filtri più utilizzati dai recruiter. Non inserirli o non aggiornarli esclude i candidati da molte ricerche, e una localizzazione troppo generica riduce di molto la capacità di comparire in ricerche territoriali.

Sbaglia anche chi non include la descrizione delle attività svolte e le responsabilità nel campo delle esperienze (penultimo in classifica). Lo stesso ruolo, infatti, ha diverse denominazioni a seconda dell’azienda in cui si lavora: inserire solo il job title può essere poco significativo. È decisamente consigliato descrivere nell’apposito campo attività, progetti svolti, responsabilità, risultati ottenuti. Ottavo posto per le informazioni discordanti rispetto a quelle riportate nel curriculum.

Non scrivere un riassunto è un altro errore che riduce l’efficacia del profilo LinkedIn. Raccontare una breve storia (in meno di 15 righe) che vada oltre le esperienze riportate sul profilo e in cui parlare di sé e dei propri obiettivi professionali aiuta i recruiter a farsi un’idea più completa del candidato. Si colloca al sesto posto nella top ten di Ale il non chiedere e non rilasciare referenze a colleghi, superiori e clienti: così facendo, infatti, si dà meno credibilità al profilo e non ci si fa riconoscere per i propri punti di forza. Per ottenerle si può iniziare rilasciandone a persone più vicine o stimate professionalmente.

A metà classifica, la fretta. In particolare, quella di presentare subito la propria candidatura non appena si entra in contatto con qualcuno. Prima di proporsi, è meglio creare una relazione con la persona che si contatta, cercando di capire con qualche domanda il motivo del contatto e se ci siano opportunità in linea con il proprio profilo.

Su LinkedIn una rete troppo ristretta rende un candidato difficilmente raggiungibile dai recruiter: è questo l’errore numero 4. È importante quindi individuare e connettersi con un target di profili con cui si abbiano interessi professionali in comune e interessati ai contenuti da proporre. Terzo posto per l’utilizzo di LinkedIn solo come vetrina del proprio CV. Utilizzare il social passivamente non lo distingue dai classici canali di reclutamento. Ciò che aumenta in modo sostanziale la propria visibilità è l’uso attivo: partecipare alle discussioni nei gruppi riguardanti il contesto professionale di interesse, commentare e condividere post altrui e pubblicare almeno due post a settimana.

La fotografia giusta è essenziale: avere una foto permette di rendersi immediatamente riconoscibili, ma deve essere professionale, con il proprio viso in primo piano e sorridente. Da evitare foto che non riguardino il proprio contesto professionale, con gli occhiali da sole, i selfie, le foto di gruppo.

E infine, al primo posto, l’utilizzo di LinkedIn come fosse Facebook: i due social network hanno caratteristiche, pubblici e scopi completamente diversi. LinkedIn permette di far conoscere e riconoscere la propria sfera professionale, quindi i contenuti condivisi devono rimanere attinenti a questo aspetto. Una volta rispettato questo decalogo, sarà più facile trovare realmente delle opportunità sulla piattaforma.

Marta Patroni

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