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Monte Nebo, il memoriale di mosè

Camminiamo letteralmente nella storia mentre muoviamo i nostri passi verso il Monte Nebo, e ancora di più una volta arrivati su questa montagna a poco più di 800 metri sul livello del mare. Dalla cima, infatti, godiamo una vista unica sulla Terra Santa. È su questa sommità a pochi chilometri da Madaba che, racconta la Bibbia, il profeta ebraico ebbe la visione della Terra Promessa che Dio aveva destinato al suo popolo.

Un’emozione che rivive ancora oggi, portando lo sguardo sul Mar Morto, sul deserto di Giuda, la valle del Giordano, le montagne della Giudea e della Samaria, il Jebel Osha e l’altopiano giordano.

Siamo fortunati, perché il sito ha riaperto alcuni mesi fa dopo anni di lavori e tutto ha un’aria fresca. Il profumo del legno con cui è edificata la costruzione inonda le nostre narici. Una grande pietra bianca segna il nostro ingresso nell’area: insieme a Betania oltre il Giordano, è uno dei siti cristiani più importanti del paese e l’aria sacra si sente tutta. Sul Nebo si sale percorrendo un viale affiancato da monumenti di pietra: le due cime più importanti, dal punto di vista storico, sono quella di Siyagha e quella vicina di El-Mukhayyat. Su quella più alta, la seconda, sorge il Memoriale di Mosè, edificato dai Francescani della Custodia di Terrasanta per proteggere i monumenti portati alla luce dagli scavi archeologici iniziati nel 1932. Il Memoriale include la basilica e un battistero più recente, che ospita diversi mosaici tra cui quello che raffigura una gazzella ed alcuni alberi di melograno.

Sui fianchi del monte scorrono diverse sorgenti, tra cui quella di Mosè (più precisamente, dove si ritiene sia morto anche se il punto preciso della sepoltura non è mai stato individuato), dove si insediarono i primi monaci che vi costruirono il santuario, adattando a chiesa un edificio preesistente. Con la tipica pianta della basilica, fu poi ampliata nel tardo V secolo e ricostruita del 597.

Il nostro sguardo, inevitabilmente, cade anche su una scultura cruciforme con serpenti di rame intrecciati, creata dall’artista fiorentino Gian Paolo Fantoni. Ricorda il Nehushtan, il bastone di Mosè, guardando il quale il popolo di Israele veniva salvato dal morso dei serpenti incontrati nel deserto. Per i cristiani il serpente di bronzo è simbolo di Gesù innalzato sulla croce, segno di salvezza per chi a lui guarda con fede.

L’interno dell’edificio merita una visita ma vi auguro di trovare poche persone perché i diversi mosaici richiedono calma per essere apprezzati fino in fondo.

Consiglio: capire fino in fondo i mosaici è una cosa non da poco e io stesso, nonostante la guida, ho avuto grosse difficoltà ad interpretare la simbologia di questi capolavori. Mi permetto di suggerire di arrivare qui con una guida o con qualche scritto per capire a fondo il significato di un’opera così importante.

 

Alessio

Ingegnere (anche conosciuto come LINGEGNERE, tutto attaccato) da sempre appassionato di fotografia applica il suo talento a vari settori quali le automobili, le moto ed il turismo. Viaggiatore seriale sempre in bilico tra due mondi: quello serio fatto dalla giacca e dalla cravatta e quello più leggero, fatto dall'avventura zaino in spalla. Cercate i suoi lavori, seguitelo sui social.
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