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Lo spauracchio dei pidocchi

A tutti almeno una volta è capitato di ricevere a casa una lettera con il tanto temuto avviso di allarme pidocchi. Così scatta la telefonata al medico di famiglia, un controllo extra, una lavata di testa con lo shampoo apposta, anche se non sono stati trovati, giusto per prevenire e lo sguardo un po’ torvo verso i genitori del bambino che li aveva. In realtà non è così: la presenza dei pidocchi non è assolutamente indicativa di scarsa pulizia: possono venirne colpite persone di qualunque estrazione sociale.

L’infestazione è più frequente nei bambini dai 3 ai 12 anni. Le bambine sono più esposte a causa dell’abitudine di giocare in gruppetti, a stretto contatto fra loro e scambiandosi i giocattoli. La trasmissione, infatti, oltre che per contatto diretto può avvenire – anche se più raramente – anche tramite scambio di bambole, spazzole, pettini, sciarpe o cappelli.

Cosa fare?

I pidocchi proliferano con più facilità nei luoghi di contatto: nelle scuole ma anche nelle palestre o colonie. Quelli che aggrediscono la testa non vivono più di 48 o 72 ore fuori dal corpo ospitante (gli insetti sopravvivono succhiando il sangue dell’individuo nel quale si sono attaccati) e non è molto difficile debellarli, soprattutto se individuati in tempo.

Come si legge anche nelle guide di cura e salute del portale online di servizi alla famiglia Familydea.it, in caso di attacco tutta famiglia o i compagni di scuola devono curarsi per evitare la proliferazione dei pidocchi. Nelle scuole è il docente che, con tatto e con sensibilità, deve segnalare il rischio. Senza specificare il nome del bambino infestato dai pidocchi, gli altri genitori devono essere avvisati di un possibile contagio in modo da poter acquistare in farmacia il prodotto specifico per la disinfestazione. Si tratta di uno shampoo, distribuito con un pettine a denti stretti, che distrugge possibili uova o insetti presenti sulla cute. Per maggiore sicurezza è bene lavare in acqua bollente i capi potenzialmente a rischio.

admin

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