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Cosa fare e non fare durante l'allattamento

E’ questa, l’ultima fase della maternità. Fase importante non solo per il bambino, che trova nel latte materno l’alimento che la natura gli ha destinato, ma anche per la madre che dall’allattamento trae considerevoli benefici. Non è assolutamente vero che in conseguenza dell’allattamento la donna sana si sciupi e si ammali. E’, invece, vero che l’allattamento favorisce la fisiologica involuzione dell’apparato genitale, che esso completa quella evoluzione dell’organismo femminile che solo la maternità è in grado di perfezionare; ed è anche vero che, se la maternità rappresenta una delle più grandi gioie della vita della donna, tale incomparabile emozione non è completa se la mamma non allatta il proprio bambino.
E, tuttavia, anche l’allattamento rappresenta una fatica, una nuova fatica che la donna sopporta per amore del suo piccolo; e che essa dovrà, quindi, affrontare sottoponendosi a qualche piccolo sacrificio e a qualche modesta limitazione nelle sue consuetudini di vita; e, anche, solo dopo essersi accertata che il suo organismo sia atto a questo nuovo compito. Stati di grande stanchezza potranno, infatti, sconsigliare l’allattamento; cosi come lo potranno sconsigliare particolari affezioni generali, che solo un esame medico sarà in grado di valutare.
L’alimentazione durante l’allattamento non necessita di particolari indicazioni o di particolari limitazioni. Un cibo, sano, buono, misto, vario, che sia di pieno gradimento, è il cibo adatto. La verdura e frutta cruda, come quelle che sono più o meno ricche di vitamine, dovranno, se gradite, avere la preferenza; ma tutti gli alimenti possono essere consentiti, si che si devono assolutamente rigettare certi pregiudizi, come ad esempio quello che attribuisce alla birra particolari poteri galattogeni, o al riso particolari effetti riducenti sulla secrezione lattea. Nello stesso senso sarà da rigettare il concetto che la donna che allatta debba “mangiare per due”; un’alimentazione disordinata o forzata produce spesso disturbi digestivi, che non mancano di ripercuotersi oltre che sull’organismo della donna, anche su quello del bambino.
Piuttosto si dovrà aver presente che certe sostanze, specialmente medicamentose, passano nel latte e possono riuscire dannose al lattante. Cosi l’alcool, ragion per cui un abbondate uso di bevande alcooliche sarà assolutamente da evitarsi; cosi i preparati di oppio, di bromuro, ecc.
Nell’eventualità, quindi, che debba ricorrere a preparati medicamentosi la donna che allatta farà sempre bene a consigliarsi prima col medico.
L’allattaemnto crea sovente il bisogno di bere abbondantemente. Questo bisogno può essere, con prudenza, assecondato: sarà comunque, conveniente astenersi, oltrechè dalle bevande fortemente alcooliche, anche da alte dosi di caffè e di tè. Vino e birra, usati con moderazione, non sono controindicati.
E’ di grande importanza, per la donna che allatta, il riposo e il sonno; cosi come è di grande importanza che essa possa ogni giorno trascorrere qualche ora all’aria aperta, passeggiare, muoversi, distrarsi, il che serve ad attivare la circolazione, a stimolare l’appetito, a favorire la funzione intestinale, a creare uno stato di serenità: il tutto a beneficio della secrezione lattea. La funzione intestinale deve essere quotidiana. Nulla osta a che si ricorra per ottenerla a blandi lassativi; da evitare saranno invece i purganti salini, che possono provocare diminuzione del latte, e anche i cosidetti purganti drastici, i cui principi attivi, passando nel latte possono essere esercitare un’azione purgativa anche sul lattante.
Cosi pure da evitare, per quanto possibile, saranno le emozioni. Fino a qual punto i momenti psichici possano influenzare la secrezione del latte è una questione non ancora del tutto chiarita; e nel mondo profano dominano, forse, a questo proposito delle idee esagerate. E’ certo, tuttavia, che le emozioni violente, la collera, le ansie, oltre ad essere nocive alla madre, non sono innocue per il lattante, nel quale possono provocare manifestazioni di irritabilità e anche, talora, violenti disturbi digestivi.
L’igiene del corpo sarà curata come d’abitudine durante l’allattamento. Quanto ai bagni di mare sarà forse meglio astenersi durante i primi mesi di allattamento; non manca, infatti chi sostiene che il bagno di mare, specie se prolungato, possa influire dannosamente sulla secrezione lattea.
Di regola, nella donna che allatta la metruazione non ricompare che verso il 4°-5° mese dopo il parto; si ha, cioè la cosidetta amenorrea da allattamento. Non sono rari, però i casi in cui anche nella donna che allatta, si abbia il ritorno mestruale col capoparto, e di qui la ripresa regolare della mestruazione. Da questo precoce ritorno mestruale non c’è da temere alcun danno nè per la mamma nè per il lattante, anche se in coincidenza col flusso mestruale si possa osservare una diminuzione nella secrezione lattea e, nel bambino, uno stato di inquietudine o anche qualche piccolo malessere; questi fatti sono del tutto passeggeri. Il ritorno mestruale non sarà quindi mai, di per sè stesso, un motivo per sospendere e, tanto meno, per cessare l’allattamento.
La amenorrea da allattamento è fisiologica; ma se essa significa sospensione della mestruazione, non significa necessariamente sospensione dell’ovulazione.
Ragion per cui in questo periodo può stabilirsi una nuova gravidanza; gravidanza che non di rado, almeno nelle sue prime fasi, e quando non si accompagni a particolari disturbi che mettano in sospetto la donna, può anche passare inavvertita e rimanere quindi ignorata.
Quale influenza può avere questa gravidanza sul lattante al seno? E’ opinione popolare che una nutrice incinta dia latte cattivo al suo bambino; opinione che, forse, è alquanto esagerata.
E’ certo tuttavia, che una madre anche col più grande spirito di sacrificio non può fare impunemente insieme le spese di una gravidanza e di un allattamento.
L’allattamento, lo si è detto, rappresenta una notevole fatica. Ed è questa la ragione cui si associa quella dell’interesse del bambino per la quale vengono decisamente sconsigliati oggi quegli interminabili allattamenti che un tempo erano abituali.
Sarà il medico, il pediatra per lo più, a indicare quando convenga iniziare lo svezzamento; svezzamento che, condotto con gradualità, porterà in breve tempo alla definitiva cessazione dell’allattamento materno.
La riduzione graduale delle poppate al seno, oltre a permettere il progressivo adattamento del bambino all’alimento artificiale, consentirà anche il graduale adeguarsi della secrezione mammaria alla diminuita richiesta. Per cui, di regola, le mammelle alla cessazione dell’allattamento non saranno fonte di particolari disturbi. Qualche volta, tuttavia esse potranno presentare una certa tensione, anche un pò dolorosa, cui si rimedierà facilmente con una fasciatura lievemente compressiva e, se del caso, con l’assunzione di un purgante salino. In genere entro 2-3 giorni il turgore mammario diminuirà e ogni secrezione presto scomparirà; solo qualche volta la secrezione potrà mantenersi ancora, e anche per lungo tempo, sotto forma di scarse e innocue gocce sierose.
Col cessare dell’allattamento si conclude l'”episodio” fisiologico della maternità. Ma non si conclude l’opera di dedizione della madre al figlio; opera che continuerà in una via luminosa di gioia e di tenerezza, anche se disseminata di nuovi sacrifici, di nuove ansie, di nuovi dolori.
“Maternità”, del resto, non significa solo un fenomeno fisiologico, ma significa qualcosa di ben più elevato e di più grande. La maternità è alla base di tutta la vita. Per essa la specie umana perpetua i tesori che il pensiero, l’arte e la scienza hanno accumulato nei millenni; per essa la vita umana, cosi breve, assume un aspetto di eternità, poichè una parte dei genitori passa e si tramanda nei figli; e , per essa, la vita viene ad essere nobilitata; per quel sentimento di amore che sempre ispira colei che della vita stessa è artefice umile e grande.

admin

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